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mercoledì 9 ottobre 2019

RONCEGNO TERME (TN): Hotel d'altri tempi e Museo di Strumenti musicali


La serata finale del Concorso Melini cui Antonio ha preso parte in quanto vincitore della sezione Giovani si è svolta all'interno di Casa Raphael, Hotel Palace di Roncegno Terme, in provincia di Trento, uno storico Hotel di lusso con annesse terme, una di quelle "cose da ricchi" che si usavano soprattutto all'inizio del secolo scorso, ma che ancora godono di un pubblico di appassionati (e facoltosi) adepti. Sito: https://www.casaraphael.com/ La Casa Raphael è un moderno e rinnovato Grand Hotel in stile “Belle Epoque”, di cui conserva l’eleganza e il fascino. E’ circondata da un grande parco e da ombrosi viali.


Pare che in questo Hotel fossero soliti soggiornare i miei bisnonni, da Fiume!
Roncegno si trova a 535 m s.l.m. nella verde Valsugana.
Il suo clima è asciutto, al riparo dai venti, fresco d’estate, mite d’autunno e nella tarda primavera.
Le grandi montagne che proteggono la conca di Roncegno, mandano il profumo dei boschi di conifere, di castagni, e portano il ristoro dell’aria alpina.
Clima ideale per praticare attività fisica, ma anche solo per stare all’aria aperta e beneficiare di una vista mozzafiato sulla valle.


Il Salone delle feste, dove si è svolto il concerto, è davvero spettacolare, con i suoi finestroni e specchi, il soffitto a cassettoni, le decorazioni ad affresco in fregio lungo tutto il perimetro rettangolare. Forse l'acustica non è delle migliori, ma la bellezza della sale ripaga l'ascoltatore di questo difetto.



Il giardino attorno all'Hotel è curato in ogni dettaglio. Alberi verdi, alberi fioriti, fontane, vialetti, statue, ortensie... una vera villa d'altri tempi.


Prima della guerra Roncegno fioriva. Il numero dei villeggianti presenti nel 1913 era elevato.
Alle Terme non si trovavano più camere libere, perciò si dovettero ricavare locali di fortuna: fu dimezzata, ad esempio, la palestra per la ginnastica e si utilizzarono anche le stanze dei camerieri. Venivano personaggi illustri. I Waiz offrivano lavoro a tante persone che imbottigliavano l'acqua medicinale, etichettavano le bottiglie, provvedevano alla spedizione per ferrovia. lo lavoravo in ufficio, addetta alla posta e all'archivio; mio padre e le sorelle facevano i bagnini.


I Waiz davano lavoro a molti anche d'inverno: il falegname aveva da aggiustare e lucidare, mia madre e altre donne rifacevano materassi, altri imbottigliavano l'acqua.  I Waiz erano anche molto caritatevoli: ciò che avanzava nelle dispense dell' albergo alla fine della stagione lo facevano distribuire, sotto forma di pasti, fra la gente povera del nostro comune. Per tutto l'inverno i bisognosi potevano contare su una minestra per il pranzo preparata quotidianamente in una cucina presso l'asilo, che per lo più veniva portata a casa in gamella.
Fin dopo la metà del secolo scorso, Roncegno era pressoché sconosciuta.
Due fatti: la scoperta dell'acqua arsenico-ferruginosa e la costruzione di uno stabilimento di cura avviarono un processo evolutivo diretto a un'affermazione nel settore turistico e, conseguentemente, al potenziamento della compagine ricettiva. 
 

Dalla terrazza è possibile ammirare la vista sulla valle e le montagne:


Era il 1856 quando un contadino in prossimità di Tesobo, notò una sorgente d'acqua di colore rossiccio. Liberato Paoli, medico, sperimentò le caratteristiche curative di quell'acqua e pensò di impiegarla per bagni. Le acque sono ricche di arsenico e ferro. Riportò successivamente il valente medico Goldwurm (Dott. Corrado Goldwurm, Guida al bagno minerale di Roncegno 2 ed., Borgo, Marchetto, 1880.) : "Il medico comunale dott. Paoli effettuò con quell'acqua degli esperimenti contro la clorosi e la pellagra, con uso interno ed esterno.
I favorevoli successi lo incoraggiarono a porre alcune tinozze in un'abbandonata trattura di seta, ed ivi faceva trasportare l'acqua a braccia d'uomo per circa due chilometri attraverso strade impraticabili . . .
Questo embrione di Stabilimento cominciò ad essere frequentato da forestieri" . 
Informava ancora il dott. Goldwurm: "Roncegno era un oscuro paesello così modesto e ignorato che fino a pochi anni addietro non ha mai fatto parlare di sé; ma che ora, a merito delle sue acque ferro-arsenicali, è conosciuto in tutta Italia; né andrà molto certamente che la sua fama si estenderà ad altre parti ancora d'Europa". 

Nel 1861 aprirono i bagni di Roncegno. Nel 1877 la società passo in gestione ai fratelli Waiz e lo stabilimento fino alla Grande Guerra godette di un'epoca d'oro. Roncegno era punto di riferimento per nobili, alti ufficiali, musicisti, industriali e buona borghesia. Qui soggiornarono Eleonora Duse (LEGGI) e il Principe Alberto d'Asburgo


Negli anni 1907-1908 sorse il Palace. Grand Hotel e Palace costituivano un complesso di primissimo rango, dotato di ogni agiatezza per il soggiorno e di capacità curative altamente specializzate, favorevole al riposo, ricco di intrattenimenti e passatempi.
Le opere di Ardengo Soffici diedero valore e decoro al Salone delle feste, perla dello stabilimento.
E le sue acque da bibita e da bagno, ricche di onorificenze, consentirono a Roncegno di essere la prima località ad avere il riconoscimento ufficiale di stazione di cura, nel 1899
(Franco Bertoldi "La guerra 1914-18 e la crisi del turismo", in Il Trentina al tempo della prima guerra mondiale. Cultura ed economia delle genti trentine, Trento, c.c.I.A.A., 1968 (da "Economia Trentina" n.5-6).
Duchi, arciduchi, granduchesse, principi, baroni, ministri, senatori, onorevoli, ammiragli, professori, famose ballerine e notabilità di chiara fama si davano appuntamento estivo in questo luogo divenuto ormai prestigioso.


Lo stile Liberty caratterizza altre ville del paese, come questa, Villa Rosa, divenuta albergo nel 1907.  Sito Hotel Villa Rosa


La Villa Waiz era la casa della famiglia che diede lustro a Roncegno. 


Gli albori dell'Hotel "Alla Stella" (qui sotto) iniziarono nel 1864. All'epoca della I guerra mondiale l'Hotel aveva 700mq e 50 stanze. Purtroppo fu distrutto durante la guerra e ricostruito, più modesto nelle dimensioni, nel 1922.


Ma a Roncegno c'è un gioiello inaspettato: in cima al colle, accanto alla Pieve, si trova il bellissimo MUSEO DEGLI STRUMENTI MUSICALI POPOLARI, che raccoglie oltre 600 esemplari provenienti da tutto il mondo, raccolti e collezionati da un appassionato privato con la passione per la musica e in particolare per gli strumenti popolari. Sito: https://www.museodellamusicaroncegno.it/
 

Un museo da vedere (5 euro il biglietto per la visita guidata, offerta libera l'ingresso senza guida) e da suonare (alcuni strumenti si possono provare! (solo con visita guidata). 

E' possibile visitare il Museo dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 12:00  e dalle 15:30 alle 18:00. Dal lunedì al venerdì per le visite guidate è obbligatoria la prenotazione.

Maggiori informazioni https://www.museodellamusicaroncegno.it/notizie/orari-e-tariffe/
E' possibile visitare il Museo dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 12:00  e dalle 15:30 alle 18:00. Dal lunedì al venerdì per le visite guidate è obbligatoria la prenotazione.

Maggiori informazioni https://www.museodellamusicaroncegno.it/notizie/orari-e-tariffe/

Cominciamo da Armonche, Organetti e Armonium.. una collezione davvero incredibile! Antonio ha anche provato a suonarne uno... difficilissimo!!



Enorme la quantità di Trombe, cornette, tromboni, corni, flicorni, serpentoni... poi flauti, flautini, flauti di pan, fischietti e strumenti a fiato di ogni genere.


Interessante questo Fortepiano austriaco del 1873 che però non è stato possibile restaurare.


Chitarre, mandolini, cetre, lire... l'universo dei cordofoni in due stanze.



Ovviamente numerosissimi e provenienti da ogni dove gli strumenti a percussione e quelli che per suonare debbono essere scossi, come maracas, tambirelli, sistri ecc.


Il viaggio è in varie stanze, ognuna dedicata ad una categoria di strumenti che sono appesi alle pareti o posati su ordinati scaffali. Si attraversano idealmente 5 continenti, dall'Europa all'Africa, alle Americhe, all'Asia, all'Oceania... 





Intorno al Museo, all'esterno il GIARDINO MUSICALE E DELLE ERBE AROMATICE, da cui si gode del panorama della Valle.  

IMPERDIBILE!!


domenica 6 ottobre 2019

BASELGA DI PINE' (TN): in Val di Cembra e Altopiano di Pine'


Ancora la musica ci porta lontano. Questa volta in Valle di Cembra, sull'Altopiano di Pine', non lontano da Cavalese (Leggi qui), ma in diversa valle, accanto al Lago di Serraia


L'Altopiano di Piné è famoso per i suoi bellissimi laghi, attorno ai quali si può camminare praticando anche la disciplina di cui sono istruttrice, il Nordic Walking, che tanto fa bene a persone di ogni età e struttura fisica, ma che ancora è scarsamente compreso per una serie di pregiudizi che collegano l'uso del bastone alla vecchiaia. 


Appena arrivati, abbiamo subito passeggiato intorno al lago respirando l'aria frizzantina scesa all'improvviso sull'Italia dopo le temperature estive del 29 settembre che ancora ci facevano indossare sandali e canottiere. Un fresco rigenerante che ci ha ridonato energie perdute e ossigeno al cervello. 



Antonio è rimasto incantato dalla bellezza di questo luogo, dal silenzio, la pace, la solitudine, sicuramente anche per il periodo dell'anno, ottobre, che è uno di quei mesi in cui località come queste si svuotano, dopo il pienone dell'estate e l'atteso sold out per la stagione invernale di sci e pattini. 


La musica si trova a casa in luoghi come questo. Amati da tutti i musicisti e quest'anno, un concorso dedicato a Clara Schumann e il suo tempo, fa sì che la nostra colonna sonora sia Blumenstuck di Robert Schumann, che ben si sposa con la natura che ci circonda. 


Nel nostro giro del lago abbiamo incontrato varie specie di anatre e simili, che si lasciavano avvicinare senza alcun timore. 


La Valle di Cembra, caratterizzata dai suoi tipici terrazzamenti, è famosa per la produzione di vini e per le Piramidi di Segonzano, simili a quelle da noi visitate quest'estate in Val Pusteria: Leggi qui
Per arrivare in questi magnifici luoghi basta uscire a Trento Sud percorrendo la A22 del Brennero. 


Una fontana, vicino al lago:


Il paese principale di questo altopiano è Baselga, che tra l'altro sarà sede delle gare di Pattinaggio di velocità alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026! Campione di questa specialità è Roberto Sighel, nato a Baselga, vincitore dei Mondiali nel 1992 (Vedi). Infatti, il paese è famoso per il suo Palazzo del Ghiaccio: Ice Rink Pine'

La struttura è costituita da:
  • un palazzetto con piastra di ghiaccio 30 x 60 e 1800 posti a sedere.
  • un anello esterno con sviluppo lineare di 400 metri sia per il pattinaggio di velocità su ghiaccio che per la pratica del pattinaggio a rotelle su cemento


E' una delle uniche strutture in Italia in cui si può praticare anche il BroomballVedi cos'è il Broomball. La struttura non è chiaramente quella della foto qui sopra, che invece è una vecchia casa caratteristica del paese, tra le sue strade mi sono persa a camminare la sera e la mattina successiva mentre Antonio era impegnato nell'Auditorium del paese, una struttura in legno utilizzata per concerti e conferenze. Come sempre in Trentino, lo spazio dedicato alla cultura è notevolmente superiore rispetto ad altre regioni. E in particolare alla musica classica è dato giusto peso e valore. Ancora le persone ascoltano e vanno ai concerti. La sede del concorso non era deserta come al solito, ma c'erano molti uditori appassionati a sentire i ragazzi. Questo è stato molto importante. Un bel segnale positivo in un momento così triste. 


Baselga, luogo in cui abbiamo soggiornato per partecipare al Concorso Pianistico Melini Under 14 (https://www.premiorobertomelini.it/it/), si trova sul Lago di Serraia, a 974 m di altitudine, in una vasta piana di boschi, canneti e prati. Il perimetro del lago è segnato da un comodo sentiero che poi lo collega al Lago Piazze.  




L'edificio degno di nota del paese è certamente la Antica Pieve di Maria Assunta, situata al centro di Baselga.


Essa appare nei documenti per la prima volta nel XIII secolo, ma si crede sia molto più antica. E' stata più volte rimaneggiata e presenta ora elementi in stili diversi. Dal romanico al gotico, dal rinascimentale al barocco.




L'altare maggiore, in stile barocco, è in legno scolpito e dorato e la pala è opera del Pozzi, artista che lavorò sull'Altopiano di Piné verso la metà del Seicento. 



E qui la sala del Concorso, il momento della premiazione dei ragazzi:




venerdì 13 settembre 2019

ROVERETO: il MART


Il concerto di Antonio a Cavalese è stata l'occasione per visitare una delle Gallerie d'arte moderna più interessanti al mondo, il MART di Rovereto: http://www.mart.trento.it/
Colpisce subito la struttura architettonica di Mario Botta, architetto svizzero celebre in tutto il mondo. Una cupola di vetro che crea un ideale collegamento continuo con l'esterno. Acquistiamo i biglietti nella spettacolare entrata e prendiamo le audioguide che sono d'obbligo per godersi al meglio la visita, soprattutto per i bambini. 


INGRESSO: 11 EURO ADULTI; GRATIS BAMBINI
AUDIOGUIDE (KID con caccia al tesoro) e adulti: 3 euro. Consigliate! 

Si comincia con tre sale "rosse" che ci portano nell'arte immediatamente precedente a quella esposta nel museo: siamo nel tardo 1800 con artisti come Francesco Hayez e questo suo capolavoro:


Entriamo nel vivo con le sculture in cera di Medardo Rosso:


e con questo "Nudo di Spalle" di Umberto Boccioni: la donna rappresentata in "Nudo di spalle", con la schiena scoperta, è la madre dall’artista calabrese. La luce sembra frammentata in mille bagliori che sulle pelle della donna sono resi attraverso infiniti filamenti di colore puro, accostati l’uno all’altro in linea con la tecnica pittorica divisionista di Balla, Maestro dell'artista.


Giacomo viene guidato dalle sue cuffiette, che gli propongono una sorta di "caccia al tesoro" e tocca questa opera tattile, che altro non è che una riproduzione in 3D del successivo capolavoro: "Le figlie di Lot" di Carlo Carrà: un importante passaggio dalla Metafisica al Realismo Magico degli anni Venti del Novecento. Due giovani donne si confrontano di fronte alla facciata di una casa. La ragazza di sinistra è in piedi sulla soglia mentre l’altra a destra è inginocchiata. A terra è poggiato un bastone da viaggio appartenente alla giovane. Tra di loro un cane corre ad accogliere la ragazza. La scena si svolge su di un lastricato sul quale a destra si erge una base classica. Oltre il cortile si sviluppa poi un paesaggio scarno con due colline pietrose. Dietro ad una di esse si intravede una rotonda.


Le figlie di Loth di cita un episodio biblico (Genesi 13,10). Loth era nipote di Abramo e figlio di Haran. La famiglia di Loth stabilita a Sodoma fugge in seguito alla furia divina che distrugge la loro città. La moglie durante la fuga si voltò e fu trasformata in una statua di sale. Sopravvissero le figlie e il padre. Per far fronte alla necessità di riprodursi le figlie ubriacano il padre per potersi congiungere con lui. Da questi atti incestuosi nacquero i figli Moab e Ammon, capostipiti dei Moabiti e degli Ammoniti.

Altro dipinto di Carlo Carrà, questo carro che trasmette immobilismo. Un qualcosa di sospeso.


In questo "Autoritratto con la madre" possiamo ammirare Giorgio De Chirico, che avevamo già incontrato alla Magnani Rocca a Parma pochi mesi fa: DE CHIRICO Parma


Più metafisici questi altr suoi lavori,"La matinèe angoissante", "Mobili nella valle" che fa parte della serie di "Mobili nella valle" dell'artista. Un incontro casuale ha ispirato questa serie di otto dipinti, ognuno dei quali giustappone oggetti quotidiani e banali in un paesaggio arido, popolato da misteriose allusioni all'antichità. Questo concetto di presentare oggetti quotidiani fuori dal loro contesto abituale si rivelerà poi cruciale nello sviluppo del Surrealismo.



Giorgio era nato in Grecia a Volos nel 1888 da genitori italiani e nel 1899 la famiglia si era trasferita ad Atene dove il ragazzo studiava disegno e pittura in un clima culturale legato alla memoria degli splendori della classicità.


Capolavoro indiscusso questo "Beethoven" di Felice Casorati che si avvicina alle opere del Realismo Magico. Nel dipinto è raffigurata una bambina in piedi al centro dell’opera. La piccola indossa un abito bianco che lascia scoperte le spalle e le braccia. Sulle gambe porta lunghe calze bianche e ai piedi scarpette nere eleganti. I capelli sono pettinati in modo molto ordinato e divisi da una scriminatura. A sinistra, accanto a lei, su di uno sgabello in paglia è posto uno spartito sul quale è scritto il nome del musicista Beethoven. Sullo specchio, dipinto al centro, si riflette l’immagine della protagonista. A destra si scorge la figura di un piccolo cane bianco con macchie nere. Sul fondo, al di là dello specchio si intravede una chitarra appoggiata.
Il riflesso della bambina crea un rimando spaziale che rende il dipinto irreale. La scena domestica acquista, così, mistero e viene proiettata in una dimensione straniante. Questa sensazione è, inoltre, sottolineata dal punto di vista che determina una fuga molto alta del pavimento. Infine, la chitarra è separata, al centro, di netto dal bordo dello specchio.


Rimanda all'arte Etrusca questo "I costruttori" di M. Campigli:  "Non sono in buoni rapporti con la mia pittura. Non voglio dire quell’incontentabilità che è frequente tra gli artisti. Almeno fra quelli come si deve. Voglio dire che conosco dell’opera mia soprattutto i difetti. E ne soffro. Mi è difficile farmi ubbidire dalla mia pittura, non posso influenzarla che a poco a poco. E quando devo ammettere che un quadro riesce bene, resto con l’impressione che non sia merito mio. […] Quando cominciai a dipingere nel 1920 mi entusiasmai anch’io per la pittura estrema del momento. Il cubismo era allora nella sua fase costruttiva, nel periodo che chiamano “cristallo”. Chi scriveva d’arte ripeteva la fiera frase di Apollinaire: “Siamo i primitivi di una nuova sensibilità”. Mi credevo, ci credevamo tutti, sulla soglia di una nuova civiltà, d’una nuova era. Da giovani, quando non si ha un gran motivo di credere in se stessi, si ha la smania di militare per qualche cosa più grande di noi. Non manca mai l’impressione di doversi salvare da una “selva oscura” e di avere ormai toccato il fondo di ogni perversità. Nel cubismo vidi qualche cosa in cui credere, una terraferma. Il cubismo si vantava di rivelare e seguire regole d’arte eterne, indiscutibili, scientifiche, intellettuali e fisiche, si appellava agli egizi, ai classici, agli ordinamenti del Rinascimento. (Che rivelazione per me dopo lo sciocchezzaio futurista!).  Ecco qualche cosa più grande di me a cui donarmi. […]" (da Scrupoli, di Campigli)

Mentre torna la classicità in questo quadro di Alberto Savinio, fratello di De Chirico: “Nei libri e nei quadri di Alberto Savinio e, in misura inversa, in quelli di suo fratello Giorgio de Chirico si moltiplicano partenze e arrivi, abbandoni e ritorni, stazioni e porti, treni e navi (…) attributi tutti di una funzione più generale, l’archetipo espressivo del viaggio, all’interno della quale, in particolare nell’universo saviniano, un posto privilegiato spetta di diritto al mito degli Argonauti”
(Vanni Bramanti, in “L’Argonauta seduto”, p. 33. 
Il luogo rappresentato nell’opera qui proposta, ad esempio, è un chiaro rimando all’Introduzione dell’ “Hermaphrodito”, leggiamo infatti: “... Dirimpetto alla sponda imbiancata di case, corre una catena di colline basse infino al promontorio che segna la punta maggiore dominante l'aperto, dalla cui cima s'innalzano, con delle figure di pietre imploranti, i ruderi d'un castelletto veneto, simili a un fantasma solido sorgente dal cratere d'un vulcano.” Introduzione, p. XXII.


"La pittura murale è pittura sociale pe eccellenza", scrive Mario Sironi nel Manifesto della Pittura Murale del 1933, testo che esprime le sue idee di arte militante, socialmente e politicamente impegnata. Questo è "Condottiero a cavallo"


Nel dipinto di Carlo Carrà, "Ciò che mi ha detto il tram", l'artista pone al centro tipici temi dell'Avanguardia Futurista: la città, i mezzi di trasporto, la velocità, il movimento, la folla...



Mentre in "Ritmo plastico del 14 luglio" di Gino Severini, è, con cornice dipinta dall’artista, una delle più note ed esposte del periodo futurista del pittore che la considerava fra le sue più riuscite. Venne eseguita a Parigi nel 1913, poco prima delle nozze con Jeanne Fort, la giovanissima figlia del “Principe dei Poeti” Paul Fort, e del conseguente rientro in Italia.
Il “14 luglio” al quale il titolo rimanda non rinvia tanto alla data celebrativa quanto al nome di un celebre caffè parigino (del resto segnalato dalla grande scritta in basso a sinistra), anche se non è escluso un ammiccamento ai temi libertari e laici della rivoluzione francese in un artista che, nel suo periodo prefuturista, si era distinto per la sua adesione alle correnti del socialismo umanitario.
Il tema dell’opera dunque è la evocazione della vita dinamica e febbrile che anima un caffè parigino ricco di luci e colori, in pieno accordo con la celebrazione del dinamismo urbano proclamata dai manifesti futuristi e con la particolare attenzione alle tematiche “unanimiste” proposte dalla poesia di Jules Romains che Severini aveva trasferito in pittura nelle sue prime opere.
Il caffè, così come il boulevard, il tabarin, l’autobus o il metro, temi tutti al centro dei quadri futuristi di Severini , sono visti dal poeta simbolista francese come luoghi privilegiati degli “unanimi”, nei quali l’Io individuale giunge a percepire la sua essenza in intima comunione con la dimensione della vita collettiva.


Una delle figure maggiormente significative del '900, Fortunato Depero, ha saputo proporre una visione innovativa dell’arte attraverso dipinti, arazzi, tarsie, panciotti futuristi, mobili, sculture, bozzetti, progetti, libri.


Fortunato Depero nasce a Fondo in provincia di Trento nel 1892. Molto presto si trasferisce con la famiglia a Rovereto dove frequenta un istituto a indirizzo tecnico e artistico. Nel 1919 l’artista rientra con la moglie a Rovereto dove inaugura la “Casa d’Arte Futurista Depero”, un sorta di laboratorio di produzione di tarsie in panno, collages e oggetti d’arte applicata. (Andremo!). La multiforme creatività di Depero, chiamato “il Mago di Rovereto” incarna alla perfezione un’epoca ricca di contraddizioni ma anche di nuove possibilità espressive.Qui "Movimento d'uccello":


Al piano superiore ci sono le opere della contemporaneità, che mettono in discussione il concetto stesso di quadro per uscire dalla tela ed occupare lo spazio. Uso di materiali poveri, rivoluzione spaziale, delle forme, dei significati. Il nonsenso come senso, il povero come opera d'arte, la quotidianità... come in questa installazione di Michelangelo Pistoletto "Orchestra di stracci" - Quartetto. Pistoletto è considerato uno dei protagonisti dell'Arte Povera. Qui 4 stazioni di stracci sono coperte da un vetro sotto il quale sono posizionati tre bollitori che vengono accesi ogni domenica... essi creano suoni e vapore che completano l'opera. Gli stracci sono un elemento che attraversa tutta la produzione di Michelangelo Pistoletto diventando emblema di una condizione esistenziale ed artistica.


Qui, invece, è lo specchio come superficie riflettente scelta come base dell'opera a mettere in crisi il concetto di staticità e immutabilità dell'opera: lo specchio fa sì che ogni momento cambi l'opera d'arte stessa, comprendendo in essa chi vi si riflette, le diverse luci, ecc.


 Qui sono le cinghie del camion a ergersi ad opera d'arte. Salvatore Scarpitta "Basement":


Jannis Kounellis (Vedi: Video) qui utilizza ferro, piombo e legno:


Lucio Fontana è forse il primo a mettere in discussione l'idea dello spazio e della tela con i suoi buchi e soprattutto i suoi celeberrimi Tagli, di cui qui abbiamo un esempio:  I tagli di Lucio Fontana sono soltanto in apparenza semplici: in realtà ogni taglio richiedeva una particolare preparazione tecnica. “Io con il taglio ho inventato una formula che non credo di poter perfezionare”, avrebbe detto. “Sono riuscito con questa formula a dare a chi guarda il quadro un’impressione di calma spaziale, di rigore cosmico, di serenità nell’infinito”


La realizzazione di un taglio sulla tela comportava, intanto, una sfida tecnica: era cioè necessario comprendere come incidere la tela senza diminuirne la tensione, in modo che la porzione tagliata non si aprisse eccessivamente rovinando l’opera in maniera irrimediabile a causa delle deformazioni che avrebbe subito (non è semplice mantenere piatta e perfettamente tesa una tela tagliata, inoltre i bordi dei tagli tendono ad assorbire l’umidità in maniera diversa e disomogenea rispetto al resto della tela). E ancora, i tagli si deformano con il tempo, dato che nei diversi punti la tela è sottoposta a tensioni diverse, e gli stessi squarci reagiscono in maniera diversa a seconda dei materiali e delle modalità con cui è stato preparato il supporto (per esempio, sappiamo che Fontana abbandonò già nel 1959 le sperimentazioni con l’inchiostro, perché una preparazione a inchiostro risultava più delicata e il taglierino, appena appoggiato sulla superficie, lasciava delle piccole incisioni ancor prima che cominciasse l’azione del taglio). Inoltre, un taglio eseguito in maniera non decisa avrebbe potuto creare dei bordi sfilacciati, e ulteriori problemi avrebbero potuto manifestarsi all’inizio o alla fine del taglio, anche a seconda della modalità e della fermezza con la quale la lama avrebbe cominciato o finito di incidere la superficie. Senza contare che tutti i problemi sin qui descritti variano anche in funzione del tipo di tela scelto (è ovvio che un tessuto a grana grossa si squarcia in maniera totalmente diversa rispetto a un tessuto a grana fine).

Arnaldo Pomodoro e le sue inconfondibili sculture. https://www.arnaldopomodoro.it/
Nei primi anni Sessanta affronta la tridimensionalità e sviluppa la ricerca sulle forme della geometria solida: sfere, dischi, piramidi, coni, colonne, cubi -in lucido bronzo- sono squarciati, corrosi, scavati nel loro intimo, con l’intento di romperne la perfezione e scoprire il mistero che vi è racchiuso.Questa è dedicata alla memoria di Kennedy:


La plastica, oggi così attuale, qui diventa opera d'arte con la combustione: Alberto Burri. Dal 1960 circa iniziò a sperimentare utilizzando la plastica. Il materiale, allora relativamente nuovo, veniva modificato da Burri nella sua forma fisica con l’utilizzo di una fiamma ossidrica. I teli di plastica utilizzati al posto di tele venivano scaldati e modificati dal calore della fiamma per creare superfici materiche da apprezzare nella loro qualità di materia modificata.


Cubi di alluminio diventano opere d'arte e coinvolgono anche l'ambiente circostante: Robert Morris.



Giovanni Anselmo, "Entrare nell'opera", 1971:


Altro esempio di Arte Povera, questo Igloo "Chiaro Oscuro" di Mario Merz: Gli igloo furono per Mario Merz Mario, figura chiave dell’Arte Povera che rappresentò i processi di trasformazione della natura e della vita umana, un’immagine attorno a cui indagare costantemente. Visivamente riconducibili alle primordiali abitazioni – che potevano essere realizzate, non solo di ghiaccio, come al grande Nord – ma più diffusamente con lunghi rami dotati di foglie, prima poggiati a croce, utilizzando la natura curvatura, poi completati in ogni angolo superiore da altri rami che consentivano di ottenere, rapidamente una copertura – diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo e la metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività. Queste opere sono caratterizzate da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune, come argilla, vetro, pietre, juta e acciaio – spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile – e dall’uso di elementi e scritte al neon.


Carlo Alfano, Frammenti di un autoritratto anonimo, 1970: sono una serie di numeri dal 209 al 423: una apertura di un frammento di tempo che coincide con l'apertura di uno spazio narrativo. in cui viene descritta l'esperienza del tempo.
Questo modo di concepire il ritratto pittorico come un “ritratto interiore” consente all’osservatore di immedesimarsi nell’opera e di vivere a sua volta (leggendola sulla tela) la porzione di tempo vissuta dall’artista.


Un totale pazzo ci è parso Bruce Neuman che per un'ora ripete davanti alla telecamera le parole Lip Sync: Vedi Video o sbatte contro all'angolo di una stanza con tutto il corpo, o assume una serie di posizioni diverse vicino ad un muro in una sequenza... sempre davanti ad una telecamera fissa. 


Inquietante l'opera di questo artista Chen Zhen, Black Broom, una enorme scopa in realtà fatta di siringhe, a testimoniare una vita in cui è stato sempre malato e necessitava iniezioni continue... dietro " Volkswagen Transporter T2"



Adrian Paci, Home to go: Adrian Paci ha vissuto l’esperienza della migrazione in prima persona. Nato a Scutari, in Albania, nel 1969, negli anni Novanta lascia la sua terra per stabilirsi in Italia, dove attualmente lavora. Paci porta sulle sue spalle il tetto di una casa che non rappresenta più un porto sicuro in cui rifugiarsi. L’artista nello sforzo di sollevare il tetto comunica al mondo tutto il peso di una condizione umana.


Yinka Shonibare, Water, 2010: 
L'opera di Yinka Shonibare MBE, artista anglo-nigeriano classe 1962, esplora le questioni di razza e di classe attraverso i media di pittura, scultura, fotografia e cinema. Shonibare mette in discussione la validità delle identità culturali e nazionali contemporanee.
Il suo marchio di fabbrica sono i colorati tessuti africani batik. Questo tipo di materiale dalle vibranti fantasie (inspirato al design indonesiano), prodotto in serie dagli olandesi, venduto poi alle colonie in Africa occidentale, è diventato nel 1960 un nuovo simbolo dell’identità e dell’indipendenza africana.


 Galileo in Lego non poteva che attirare Giacomo: Ai Weiwei del 2018:


Jeppe Hein, Olympia: https://www.jeppehein.net/


Sara Enrico The Jumpsuit theme:cemento colato in tessuti.