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lunedì 11 novembre 2019

SAN GIOVANNI VALDARNO: la patria di Masaccio.

Ancora grazie alla musica siamo captati in questo paese che non conoscevamo. Ci era sfuggito, a scuola, che proprio qui nacque uno dei pittori più famosi del Rinascimento, che rinnovò profondamente la pittura nonostante visse solo 27 anni MASACCIO.  Le sue «figure vivissime e con bella prontezza a la similitudine del vero» disse di lui Vasari. Un Giotto reincarnato, dunque. In San Giovanni Valdarno non vi sono opere sue, ma di molti pittori della sua cerchia e di suo fratello detto Scheggia


CASA MASACCIO
Tuttavia, qualcosa di lui resta: la sua casa, Casa Masaccio http://www.casamasaccio.it/, divenuta oggi sede di un importante museo di Arte Contemporanea che raccoglie le opere dei vincitori del Premio Masaccio, tra cui tra cui Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Fernando Farulli, Alberto Moretti, Francesco Guerrieri, Aldo Turchiaro, Sergio Scatizzi. Scaricate la APP per approfondire la visita!
Purtroppo per noi non è stato possibile accedere al Museo, perchè era in allestimento. Speriamo la prossima volta!


L'INGRESSO E' GRATUITO. 
feriali 15-19
festivi 10-12 / 15-19

BASILICA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE:


Alla chiesa si accede attraverso una doppia scalinata; dalla porta centrale, coronata da una lunetta di Giovanni della Robbia del 1513, si giunge all'antica cappella del miracolo.


Nella Basilica e Santuario di Nostra Signora delle Grazie, a San Giovanni Valdarno, si trova, a sinistra dell'altare un affresco in tre scene che illustra il miracolo di Monna Tancia e il cui autore, secondo Vasari, è un allievo del Perugino. Sotto ciascuna scena un'ampia didascalia ricorda la storia di cui fu protagonista la vecchia Tancia...

Era il 1478 quando una pestilenza particolarmente virulenta colpì la Toscana e il Castello di San Giovanni uccidendo gran parte della popolazione del paese. Tra i superstiti un bambino di appena tre mesi, Lorenzo, la cui mamma Santa ed il babbo Francesco erano stati portati via dalla peste lasciandolo solo con la nonna paterna, Monna Tancia di anni 75.

L'estrema povertà della donna e la paura del contagio non permise di trovare alcuna nutrice e così Monna Tancia, disperata, rivolse un'estrema supplica alla Madonna raffigurata all'esterno della Porta del castello detta di S. Lorenzo.
La notte stessa la povera donna sentì miracolosamente sgorgare il latte dai suoi avvizziti seni potendo così nutrire, fino all'età di 22 mesi, il nipotino.

La notizia di tale prodigio si sparse per tutta la regione con un concorso crescente di fedeli. Anche Lorenzo de’ Medici volle essere testimone oculare dell'avvenimento ed accorse di persona. Già nel 1484 fu necessario, per la gran folla di pellegrini, erigere attorno alla sacra immagine, una piccola Cappella, subito detta della Madonna delle Grazie, poi trasformatasi con il passare degli anni nell’attuale Basilica.

Il piccolo Lorenzo, naturalmente prese più tardi i voti come frate francescano morendo, in odor di santità, a Madrid.
 
ANNUNCIAZIONE DI SAN GIOVANNI VALDARNO (BEATO ANGELICO)





MUSEO DELLA BASILICA

TEMPERA SU TAVOLA DEL 1432 ca.
INGRESSO: 2,50/3,50 euro.

DA WIKI: "La scena è composta in maniera simile all'opera ritenuta la prima della serie, L'ANNUNCIAZIONE DI CORTONA, con alcune differenze. Innanzitutto la superficie dipinta invece che tripartita è bipartita, con il giardino ridotto a un affaccio dalle arcate laterali di sinistra. Per fare ciò l'Angelico ha spostato il PUNTO DI FUGA all'interno della casa invece che all'esterno, concentrando maggiormente l'attenzione dello spettatore sull'Annunciazione. Come nell'ANNUNCIAZIONE DI MASOLINO DA PANICALE, anche qui lo spazio appare diviso in due dall'arcata in primo piano e segna una struttura di transizione tra il tradizionale polittico cuspidato medievale e la pala quadrata rinascimentale.

Al centro delle arcate, entro un medaglione, si trova la figura di un profeta, che guarda Maria e tiene in mano un cartiglio che certifica l'avverarsi della profezia.
Rispetto all'opera cortonese la sensibilità cromatica è superiore, con un concerto di colori più ricco, che va dal verde del giardino, al rosa e l'oro della veste dell'angelo, al blu e al rosso di quella di Maria, fino al cielo stellato del soffitto del portico e alle delicate incrostazioni marmoree, che in questo caso, oltre che al pavimento si estendono anche in specchiature sulle pareti.
La Madonna e l'Angelo hanno posizioni e abbigliamento simili alla pala di Cortona, con un maggiore risalto delle luce, che in questo caso è studiata con più cura: sono scomparse infatti le incertezze di provenienza dell'opera di Cortona e l'illuminazione arriva con coerenza dal lato sinistro, dal giardino, illuminando con più decisione i panneggi e l'architettura.
L'effetto d'insieme indugia però maggiormente verso una descrizione festosa dei dettagli, compromettendo il delicato equilibrio mistico della pala di Cortona.
A sinistra, come nell'opera precedente, si vede il giardino allusivo alla verginità di Maria ("HORTUS CONCLUSUS"), popolato da una moltitudine di piante e pianticelle dipinte con grande cura. Tra le specie legate a valori simbolici si riconosce la palma, che ricorda il futuro martirio di Cristo.

In alto, su una collinetta, si trova la CACCIATA DI ADAMO ED EVA dal paradiso terrestre, primo momento di rottura tra l'Uomo e Dio che viene ricomposto proprio dall'accettazione di Maria." 

L'Annunciazione di San Giovanni Valdarno si trovava un tempo nel monastero francescano di di Montecarlo, nei pressi della cittadina toscana in provincia di Arezzo. L'opera diventò, nel 1944, oggetto delle mire del gerarca nazista Hermann Göring, che la voleva per la propria collezione personale e che inviò in Italia il Kunstschutz, il corpo militare che avrebbe dovuto proteggere le opere d'arte dai bombardamenti, ma che in realtà spessissimo, con questa scusa, le prelevava per portarle in Germania. Grazie quindi al lavoro di Siviero, della Soprintendenza e grazie all'aiuto di due monaci del convento, l'opera fu nascosta il giorno prima dell'arrivo dei tedeschi, e oggi possiamo ammirarla nel Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Valdarno.

Altre opere interessanti del Museo:
Trittico di Mariotto di Nardo, dei primi anni del 1400, Trinità tra Vergine e Santa Maddalena:


Madonna con bambino dello Scheggia:

  
Coro di Angeli musicanti dello Scheggia:


Storia di Traiano e la vedova dello Scheggia:


Annunciazione di Jacopo dal Sellaio

Decollazione di San Giovanni Battista (1620) di Giovanni da San Giovanni, pittore di San Giovanni Valdarno:


 CHIESA DI SAN LORENZO:


All'interno di questa chiesa, edificata a partire dal 1300, vi sono affreschi frammentari raffiguranti Sant'Antonio abate, il Martirio di San Sebastiano, San Lorenzo, le Stigmate di San Francesco, Sant'Antonio da Padova e San Bernardino da Siena sono firmati da Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia, fratello di Masaccio (1456 circa).




Sopra l'altare maggiore è l'Incoronazione della Vergine e santi attribuita a Giovanni del Biondo (1374 circa).



PALAZZO D'ARNOLFO:


Secondo lo storico aretino Giorgio Vasari, il progetto del Palazzo Di Arnolfo fu del famoso architetto Arnolfo di Cambio. Egli, avrebbe pianificato anche la struttura della città, conferendole un aspetto tipico delle Terre Nuove. Infatti, la città di San Giovanni Valdarno fa parte del progetto di Firenze del 1300, che consisteva nel progettare città con pianta rettangolare aventi una porta in ogni lato e strade perpendicolari che si incontrano in una piazza principale. Il Palazzo svolse funzioni militari e di governo come edificio pretoriale e oggi è sede del museo delle Terre Nuove.


La facciata, forse la parte più rilevante dell'intero edificio, è contraddistinta da oltre duecentocinquanta BLASONI, che rappresentano gli stemmi rimasti di tutti i vicariati della città, dal più antico del 1410 al più recente del 1769. Queste decorazioni sono realizzate in pietra o in ceramica e altri sono scolpiti nei pilastri dell'edificio, o ancora sono dipinti ad affresco. Gli stemmi sono operato della famiglia Della Robbia, sculturi specializzati nella tecnica della terracotta invetriata policroma.

 PIEVE DI SAN GIOVANNI BATTISTA:
Ma San Giovanni Valdarno ci ha riservato anche molte altre sorprese. Nella Pieve IN PIAZZA CAVOUR, si è svolta la I edizione del Concorso Pianistico Humberto Quagliata (http://accademiamusicalevaldarnese.it/index.php/concorsohumbertoquagliata/) :



L'ALLOGGIO:
In questi giorni siamo stati nella splendida struttura Fienile da Primo, 
a pochi minuti dal centro, un'oasi di paradiso. Lo consiglio a tutti anche per visitare comodamente Firenze, Siena o, come abbiamo fatto noi, Arezzo, oltre che naturalmente San Giovanni Valdarno. Un vecchio fienile diventato appartamento su due livelli arredato con gusto. Non manca nulla e c'è anche la piscina. Per noi troppo freddo per usufruirne, ma torneremo da Mauro e i suoi fantastici gatti che hanno reso il soggiorno speciale anche a Giacomo.