Post più popolari

Visualizzazione post con etichetta Parma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parma. Mostra tutti i post

lunedì 23 settembre 2019

PARMA: CAROSELLO alla Magnani Rocca


Una mostra che per noi ha un significato particolare: il papà di giacomo e Antonio è un grande conoscitore ed amante dei Carosello, avendoli vissuti in prima persona negli anni Sessanta e Settanta. Abbiamo una serie infinita di DVD che raccolgono i migliori episodi e conosciamo tutti i più famosi personaggi: 7.261 episodi in totale, da Calimero a Susanna Tuttapanna, da Caballero a Carmencita ad Angelino a Linea all'omino coi Baffi. Artisti di chiara fama hanno firmato le regie, i disegni e i manifesti pubblicitari e questa mostra ripercorre le più importanti tappe di questa forma d'arte minore ma non per questo meno interessante. 


"Benarrivati alla grande mostra «Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-77» (fino all'8 dicembre) allestita a Villa dei Capolavori, la sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo, 15 minuti in macchina dal centro di Parma, nel cuore della rivoluzione luccicante (paradossalmente in bianco e nero) che, con un ottimismo mai più ritrovato e una creatività diffusa irripetibile, trasformò l'Italia in un Paese urbano, industriale e moderno. Che fantasticava come se fosse ricco e spendeva come se fosse benestante. Si chiama miracolo economico." (Luigi Mascheroni)

PREZZO: 12 euro adulti; 6 euro bambini e studenti.


Noi nati negli anni Settanta ci ricordiamo poco, CArosello è finito proprio un anno dopo la mia data di nascita, ma ugualmente riconosciamo l'atmosfera della nostra fanciullezza. Ancora non esisteva la pubblicità sempre e solo allusiva ad atti sessuali più o meno espliciti o che utilizzava il corpo femminile anche per vendere un pulitore per vetri. Oggi in confronto è tutto talmente banalizzato che non appena c'è una pubblicità un po' più originale salta all'occhio. Eppure, si continua sulla via dei corpi, della sessualità, degli ammiccamenti, noiosi, sempre uguali che portano a girare canale.


"«È stata un'impresa, ma anche molto divertente - confessa Stefano Roffi, il curatore della mostra insieme con Dario Cimorelli -. Abbiamo chiesto prestiti agli archivi delle grandi aziende, agli studi di grafica e di pubblicità, ai musei pubblici e privati: un lavoro lunghissimo, ma alla fine questa è la prima vera mostra su Carosello). Ed ecco manifesti, cartelloni, bozzetti, schizzi, rodovetri, storyboard, quattro ore complessive di filmanti Rai con decine di réclame (ogni inserto di Carosello durava 2 minuti e 15 secondi, un'eternità oggi) che passano su enormi televisori (finti) stile anni '50, e veri apparecchi come l'Orion 23'' disegnato da Franco Albini per Brionvega nel 1961. E poi, soprattutto, i gadget: pupazzi, cartonati, i gonfiabili di Susanna Tuttapanna, Camillo il coccodrillo, la Mucca Carolina («Sono pezzi rarissimi. Vede quello, l'Uomo che dorme della Permaflex in plastica gonfiabile? Vale seimila euro oggi, a trovarlo...»), personaggi che davano identità al marchio e - con le loro storie - dipendenza ai telespettatori." (Luigi Mascheroni)


"Si scoprirà così l’universo dei personaggi animati che sono nati con la televisione, come La Linea di Osvaldo Cavandoli, Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagoto, Angelino di Paul Campani, fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli...cui si aggiungono gli inserti pubblicitari in cui sono protagonisti i più importanti cantanti dell’epoca da Mina (Barilla) a Frank Sinatra, da Patty Pravo a Ornella Vanoni e Gianni Morandi o grandi attori come Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi, Vittorio Gassman e grandi registi come Luciano Emmer, Mauro Bolognini, Ettore Scola, i fratelli Taviani ,oltre a personaggi tv popolarissimi come Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello." (dal sito della mostra: https://www.magnanirocca.it/carosello-pubblicita-e-televisione/)


Produzione Pagot, Calimero, pubblicità per Ava Mira Lanza, 1965.
Vedi: https://www.youtube.com/watch?v=A6iPaRVlS0M



«Se si comincia a dire che l’umanità è votata all’idiozia per via della televisione, della pubblicità, degli elettrodomestici, si finirà per concludere che l’umanità intera era più vicina alla saggezza e alla grazia quando, al posto della televisione c’era il parroco del villaggio, al posto della pubblicità la superstizione, al posto degli elettrodomestici il vaso da notte». Sono parole che scrive Italo Calvino (in «Europa Letteraria», 1962) e che Dario Cimorelli, curatore, insieme a Stefano Roffi, della mostra «Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977» – allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo vicino a Parma fino al l’8 dicembre –, pone in esergo al suo saggio nel denso catalogo. (dal Sole 24 ore, Stefano Salis)

Armando Testa, Cafè Paulista non c’è bocca che resista, (1960-65).


"Sono parole decisive: non solo per quello che dicono, ma per un approccio corretto a questa esposizione che è molto più profonda e solida (e, in un certo senso, definitiva, sul tema) di quello che possa sembrare a prima vista. Dunque: a prima vista è una celebrazione dell’età d’oro (certamente un’età primigenia) della pubblicità in tv e di quel fenomeno – tutto italiano, e questo va sottolineato – che fu «Carosello». Proviamo a elencare solo sommariamente ciò che significa: «Tutti a letto dopo Carosello», Carmencita chiudi il gas e vieni via!, E che c’ho scritto? Giocondor!, Ma non è giusto, però!, Pitupitumpaa, Pippo l’ippopotamo, Camillo il Coccodrillo, la Mucca Carolina, SusannatuttaPanna, la linea di Cavandoli, e poi Pappagone, Calindri che beve il Cynar nel traffico, Nando Gazzolo, “anche io ho commesso un errore”, “le stelle sono tante, milioni di milioni”, Mina in molte apparizioni, e praticamente tutto il cinema italiano, la tarantella napoletana a far da sigla... Basta, non c’è bisogno di andare oltre, e in mostra ci sono tutti (e, poi, ciascuno si faccia la propria ricognizione mnemonica, emozionale, artistica di ciò che è stato per lui Carosello): stiamo parlando della principale fonte di immaginario collettivo – e di linguaggio popolare, come è evidente – su base nazionale, che ha avuto l’Italia del boom." (dal Sole 24 ore, Stefano Salis)



In effetti rimaniamo strabiliati di come anche la pubblicità fosse forma d'arte, a tutti gli effetti, basta guardare questo Bruno Munari che nulla ha da invidiare ad un Andy Warhol:
"Il manifesto che Bruno Munari progetta per Campari è strettamente collegato all’apertura della linea M1 di Milano, inaugurata nel novembre 1964: è un manifesto infatti che tiene conto di una visione mobile, ed allo stesso tempo parcellizzata, perché, come afferma lo stesso artista, non perde “la sua efficacia di informazione anche se è intravisto parzialmente, anche se gruppi di persone lo coprono parzialmente, anche se visto di corsa dalla vettura del metrò”. Ma l’idea forte su cui si fonda il progetto è soprattutto quello di un montaggio potenzialmente estensibile all’infinito in un’iterazione seriale che prenda a modello il sistema della carta da parati, senza stacchi quindi, in un flusso continuo di immagini, che si concili con il sistema delle affissioni. Sulla campitura rossa del fondo ecco stagliarsi, scomporsi e ricomporsi le icone grafiche della scritta Campari: Munari segnala proprio l’elemento di continuità del marchio, ripercorrendo attraverso il confronto del lettering la lunga e prestigiosa storia pubblicitaria della azienda (come non pensare ai manifesti di Hohenstein e Dudovich, Cappiello, Depero, Nizzoli, solo per citare qualche nome?). Allo stesso tempo, nel  progetto grafico di Munari convergono gli esiti della sua ricerca artistica (dalla riflessione sui processi visivi alla contemporanea sperimentazione delle prime xerografie), ma in qualche modo proiettati in un nuovo contesto urbano. Il manifesto per Campari diventa soprattutto allora un caleidoscopico e curioso sguardo sulla città contemporanea." (Simona Riva)


I manifesti sono opere d'arte indiscutibili: per l'uso dei colori, per l'invenzione del messaggio, per lo slogan, per la grafica, per l'idea. Ecco l'idea, ciò che manca totalmente al giorno d'oggi. tutti i critici hanno sottolineato che non si tratta di una mostra nostalgica, ma per me lo è stata. Sentivo i rumori e i profumi di un'Italia che non c'è più, quella in cui sono cresciuta da piccola assaporando la serenità di un momento storico magico e di una diffusione capillare della cultura, che oggi non c'è più. Forse occorre ripartire da qui, Andare a rispolverare antichi valori: libertà non significa mettere in mostra i corpi, ma creare idee e farle circolare. Usare i colori, la recitazione, la poesia, la musica, i disegni.


Vedi: https://www.youtube.com/watch?v=zyKofdjjLaM


Facciamo vedere i caroselli ai nostri figli e spieghiamo loro che si può creare qualcosa di bello anche facendo pubblicità.






Video Lines: https://youtu.be/lEFh8LMekDU



domenica 15 settembre 2019

PARMA: la collezione Tanzi





Per soli 15 giorni, presso l'APE PARMA Museo in Via Farini (https://www.apeparmamuseo.it/), è stato possibile ammirare parte delle opere confiscate all'imprenditore Calisto Tanzi: "“UNA RACCOLTA D’ARTE RITROVATA in anteprima a Parma”: oltre 130 pezzi provenienti da una collezione privata di grande fascino, riuniti ed esposti al pubblico per la prima volta insieme.

Corcos, Mirò, Degas, Pisarro, Balla, Gauguin, Picabia, Kandinsky, Magritte, Renoir, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Matisse, Monet, Modigliani, Chagall, Boccioni, Cézanne, Manet e Picasso sono solo alcuni degli artisti di primo piano che si possono “incontrare” negli eleganti spazi espositivi di APE Parma Museo. Accanto a loro, anche sorprendenti opere di autori meno noti. Non manca poi una rappresentanza di qualità di artisti locali, quali Amedeo Bocchi, Carlo Mattioli, Goliardo Padova, Renato Vernizzi e altri.


Le portarono via all’alba dopo una lunga caccia al tesoro. Per dieci anni sono state custodite in un deposito giudiziario di Parma: opere d’arte, ma anche bottino di uno dei più grandi scandali per bancarotta fraudolenta e aggiotaggio della storia europea, il crac Parmalat.

I capolavori che Calisto Tanzi ha acquistato negli anni dei bilanci alterati, sottraendo denaro a migliaia di risparmiatori, andranno all’asta.



C’è anche una delle celebri scogliere dipinte tra il 1882 e il 1897 da Claude Monet. Un’opera di grande importanza - La Falaise du Petit Ailly à Varegenville - già esposta alla Galleria nazionale di Parma, che raffigura il tratto della costa nord della Francia sul canale della Manica che va da Digione a Pourville fino a Varengeville, caratterizzato da una lunga spiaggia circondata da alte scogliere. Base d'asta 800.000 euro. 

Accanto a opere di autori locali, come questo olio su cartone di Amedeo Bocchi "Parma", del 1910, acquistabile con base d'asta a 800 euro:

abbiamo potuto ammirare pezzi davvero incredibili, come questo Donna con cane di Vittorio Matteo Corcos recante firma apocrifa di De Nittis: base 80.000.


Per proseguire con Paul Gauguin Jachinthes et pommes sur un journal, 1878, olio su tela, base 150.000:


Pierre Auguste Renoir, Paysage du midi, 1905 ca., base 40.000:


Henri Matisse, Port de Collioure, 1905, base 30.000 e, sotto, Le Christ en Croix, Etude pour la douzieme station de la chemin de croix:


E questo meraviglioso Renèe Magritte, La tapissiere de Pènèlope, 1943 ?, 80.000:


Paul Signac, Samois, Etude n. 11, 1899, 100.000 euro!:


Una "insolita" Natura morta di Vincent Van Gogh del 1885, 250.000:


Il nostro amato Umberto Boccioni con Donna che legge del 1909, gessetti colorati su carta preparata a tempera grigia, 25.000 e, sotto, Il Falciatore o Allegoria della vita, base 150.000:





Un inaspettato (almeno da me) Marc Chagall, Musicien Voyageur, del 1971, 30.000 (pensavo fosse quotato di più!):


Un Giacomo Balla un po' fuori da quello che colleghiamo a Balla, ma molto molto bello, Ritratto di Laura Marcucci o Laura più vele futuriste del 1920, 30.000 e, sotto, Futurlibecciata del 1919 e sotto ancora Finestra di Düsseldorf, 60.000:


Per arrivare ad un Joan Mirò, Femme, Oseaux 1975, pastelli colorati e inchiostro su carta giapponese: 30.000:



 Un altro Van Gogh che non ti aspetti, questo Pollard Willow in gessetto nero, acquerello e biacca su carta che vale ben 120.000:



E Tanzi non si era fatto mancare nemmeno un Pablo Picasso, Nature morte del 1944 che parte da 700.000:



Giovanni Segantini, Savognino d'inverno:


Eduard Manet e questo Etude d'arbres, 1859 con base a 150.000:



Claude Pissarro, Paysannes Assises, 1880, pastelli su carta:


Vassily Kandinsky, Sestri-Abends, 1905, base 150.000:



Péaul Cezanne, Le Hetre, base 80.000:


De Nittis, Uomo con Cappello e pipa:


Gino Severini, Vallata Toscana.


E, infine, il nostro Antonio Ligabue, di cui abbiamo visitato il paese e la mostra a Gualtieri: Ligabue


Che esperienza! Solo 15 giorni! Ormai è finita... se siete stati pigri: peggio per voi! Quando ci sono queste occasioni in città non bisogna lasciarsele scappare!



sabato 15 giugno 2019

LAGDEI (CORNIGLIO - PR): dal Rifugio Lagdei al Rifugio Mariotti alla cima del Marmagna

Giacomo e Antonio in cima al Marmagna (m 1851)
Il Rifugio Lagdei in località Lagdei, Corniglio, Parma, è una delle mete preferite dai parmigiani che amano camminare, ma è un luogo talmente speciale che lo consigliamo a tutti, anche ai milanesi, che preferiscono sempre le Alpi agli Appennini. E' un luogo estremamente suggestivo e allo stesso tempo molto facile da raggiungere. Si arriva al rifugio in auto e da qui si aprono molte possibilità per gite più o meno impegnative. Una comoda seggiovia (informatevi sull'apertura) vi porta direttamente al successivo rifugio Mariotti, Rifugio CAI che venne inaugurato il 12 settembre 1882, a 1500 m circa, che si affaccia sul meraviglioso Lago Santo Parmense. Ma noi abbiamo preferito scegliere il sentiero 723 e percorrere i 300 m di dislivello a piedi nel bosco. Lo abbiamo fatto in compagnia di un nuovo amico, il signor Sandro, Geologo all'Università di Parma ed esperto della zona. Una compagnia oltre che gradevolissima, molto interessante.

www.rifugiolagdei.it

0521/889353

389/5519311




Abbiamo scelto il sentiero più panoramico, che tende verso destra e che oltre a inoltrarsi in una faggeta, si apre su una pietraia liberando alla vista il Monte Braiola e l'Orsaro. 


Proseguiamo sempre seguendo le indicazioni per il Lago Santo e Sandro ci racconta dell'origine glaciale del Lago. Il ghiacciaio era il più esteso della Val Parma ed era nella sua massima superficie 20.000 anni fa!

Il Lago Santo stamattina era avvolto dalla nebbia, da un lato un peccato ma al ritorno la nebbia si è diradata), dall'altro una suggestione in più. Il Lago con i suoi 23 m di profondità è il più profondo dell'Appennino. 


Pare che Maria Luigia, moglie di Napoleone Bonaparte e duchessa di Parma dal 1814 al 1847, raggiunse questo Lago ben due volte e forse per lei fu costruita la comoda mulattiera (Sentiero Maria Luigia) che abbiamo percorso a ridosso del Lago. 


Il Lago Santo dà origine al torrente Parma di Lago Santo che dopo essersi unito con il Parma di Badignana crea il torrente Parma propriamente detto.



Dopo una breve sosta al Rifugio e qualche albicocca per reintegrare le riserve di potassio, ripartiamo alla volta del Monte Marmagna segnalato a 1 ora di cammino. 


La giornata non è delle migliori per ammirare il panorama, ma la nebbia ci porta in un mondo senza tempo e dai suoni e colori sfumati. E ci fa provare l'ebbrezza di una temperatura quasi invernale, che sul crinale prima della vetta sono certa non fosse lontana dai 10 gradi! Quando a Parma stamattina ce ne erano già 28 e nel pomeriggio si sono superati i 30 gradi. 


Non vedere il panorama in fase di salita (al ritorno il cielo si è aperto e abbiamo potuto godere del bel paesaggio) ci ha consentito di concentrarci sul terreno. Abbiamo notato e fotografato tanti bellissimi fiori, alcuni che troviamo tutti gli anni sulle Dolomiti, altri diversi. 


I ragazzi oggi hanno camminato senza mai un lamento e sono molto soddisfatta di essere riuscita evidentemente a trasmettere loro il senso del camminare in montagna: l'andatura costante, il passo, il respiro, la tensione verso la vetta, la pazienza, il silenzio, la scelta del percorso migliore, l'attenzione ai particolari, l'aria pulita, la fatica, il senso di assoluto, la nostra piccolezza, i nostri limiti, riconoscere e superare i propri, la gioia dell'arrivo, la discesa, il ritorno, il rivedere le cose da un altro punto di vista... e molto altro ancora. 




Abbiamo avuto anche freddo e ci siamo pentiti di non aver portato i piumini leggeri: mai sottovalutare la montagna e le sue sorprese! 


Ecco la croce, che ci guida fino alla cima del Marmagna, a 1851 m Giacomo mi chiede se può arrivare prima di me. Lo lascio andare, felice di questo suo moto d'orgoglio.


Ed ecco che la vetta ci regala il suo panorama, la nebbia si dirada e il sole ci scalda e incontriamo una coppia piacentina. La signora è violinista: la musica è anche qui. Speranza. 


Torniamo a valle, fieri di aver vissuto una giornata senza telefoni (se non per le foto), senza un pallone (che va sempre bene... ma anche non sempre sempre calcio!), senza schiamazzi. 


Giacomo trova a metà del ritorno un "dente di Mgalodonte" come testimoniato dalla foto qui sotto e mi costringe a portarlo fino a casa...


Il Lago Santo senza nebbia è la sorpresa della discesa. Il Rifugio nel frattempo si è popolato. C'è chi decide di provare la seggiovia e chi scende ancora a piedi, nel bosco più ripido. Ci si re-incontra al Rifugio Lagdei. 




http://www.rifugiomariotti.it/

Tel. 0521 889334 - 349 2260668



Nel bosco un sasso e un albero cercano di farsi spazio... alla fine è l'albero a spuntarla, con la sua capacità di adattamento. La forza della vita.