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lunedì 23 settembre 2019

PARMA: CAROSELLO alla Magnani Rocca


Una mostra che per noi ha un significato particolare: il papà di giacomo e Antonio è un grande conoscitore ed amante dei Carosello, avendoli vissuti in prima persona negli anni Sessanta e Settanta. Abbiamo una serie infinita di DVD che raccolgono i migliori episodi e conosciamo tutti i più famosi personaggi: 7.261 episodi in totale, da Calimero a Susanna Tuttapanna, da Caballero a Carmencita ad Angelino a Linea all'omino coi Baffi. Artisti di chiara fama hanno firmato le regie, i disegni e i manifesti pubblicitari e questa mostra ripercorre le più importanti tappe di questa forma d'arte minore ma non per questo meno interessante. 


"Benarrivati alla grande mostra «Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-77» (fino all'8 dicembre) allestita a Villa dei Capolavori, la sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo, 15 minuti in macchina dal centro di Parma, nel cuore della rivoluzione luccicante (paradossalmente in bianco e nero) che, con un ottimismo mai più ritrovato e una creatività diffusa irripetibile, trasformò l'Italia in un Paese urbano, industriale e moderno. Che fantasticava come se fosse ricco e spendeva come se fosse benestante. Si chiama miracolo economico." (Luigi Mascheroni)

PREZZO: 12 euro adulti; 6 euro bambini e studenti.


Noi nati negli anni Settanta ci ricordiamo poco, CArosello è finito proprio un anno dopo la mia data di nascita, ma ugualmente riconosciamo l'atmosfera della nostra fanciullezza. Ancora non esisteva la pubblicità sempre e solo allusiva ad atti sessuali più o meno espliciti o che utilizzava il corpo femminile anche per vendere un pulitore per vetri. Oggi in confronto è tutto talmente banalizzato che non appena c'è una pubblicità un po' più originale salta all'occhio. Eppure, si continua sulla via dei corpi, della sessualità, degli ammiccamenti, noiosi, sempre uguali che portano a girare canale.


"«È stata un'impresa, ma anche molto divertente - confessa Stefano Roffi, il curatore della mostra insieme con Dario Cimorelli -. Abbiamo chiesto prestiti agli archivi delle grandi aziende, agli studi di grafica e di pubblicità, ai musei pubblici e privati: un lavoro lunghissimo, ma alla fine questa è la prima vera mostra su Carosello). Ed ecco manifesti, cartelloni, bozzetti, schizzi, rodovetri, storyboard, quattro ore complessive di filmanti Rai con decine di réclame (ogni inserto di Carosello durava 2 minuti e 15 secondi, un'eternità oggi) che passano su enormi televisori (finti) stile anni '50, e veri apparecchi come l'Orion 23'' disegnato da Franco Albini per Brionvega nel 1961. E poi, soprattutto, i gadget: pupazzi, cartonati, i gonfiabili di Susanna Tuttapanna, Camillo il coccodrillo, la Mucca Carolina («Sono pezzi rarissimi. Vede quello, l'Uomo che dorme della Permaflex in plastica gonfiabile? Vale seimila euro oggi, a trovarlo...»), personaggi che davano identità al marchio e - con le loro storie - dipendenza ai telespettatori." (Luigi Mascheroni)


"Si scoprirà così l’universo dei personaggi animati che sono nati con la televisione, come La Linea di Osvaldo Cavandoli, Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagoto, Angelino di Paul Campani, fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli...cui si aggiungono gli inserti pubblicitari in cui sono protagonisti i più importanti cantanti dell’epoca da Mina (Barilla) a Frank Sinatra, da Patty Pravo a Ornella Vanoni e Gianni Morandi o grandi attori come Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi, Vittorio Gassman e grandi registi come Luciano Emmer, Mauro Bolognini, Ettore Scola, i fratelli Taviani ,oltre a personaggi tv popolarissimi come Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello." (dal sito della mostra: https://www.magnanirocca.it/carosello-pubblicita-e-televisione/)


Produzione Pagot, Calimero, pubblicità per Ava Mira Lanza, 1965.
Vedi: https://www.youtube.com/watch?v=A6iPaRVlS0M



«Se si comincia a dire che l’umanità è votata all’idiozia per via della televisione, della pubblicità, degli elettrodomestici, si finirà per concludere che l’umanità intera era più vicina alla saggezza e alla grazia quando, al posto della televisione c’era il parroco del villaggio, al posto della pubblicità la superstizione, al posto degli elettrodomestici il vaso da notte». Sono parole che scrive Italo Calvino (in «Europa Letteraria», 1962) e che Dario Cimorelli, curatore, insieme a Stefano Roffi, della mostra «Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977» – allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo vicino a Parma fino al l’8 dicembre –, pone in esergo al suo saggio nel denso catalogo. (dal Sole 24 ore, Stefano Salis)

Armando Testa, Cafè Paulista non c’è bocca che resista, (1960-65).


"Sono parole decisive: non solo per quello che dicono, ma per un approccio corretto a questa esposizione che è molto più profonda e solida (e, in un certo senso, definitiva, sul tema) di quello che possa sembrare a prima vista. Dunque: a prima vista è una celebrazione dell’età d’oro (certamente un’età primigenia) della pubblicità in tv e di quel fenomeno – tutto italiano, e questo va sottolineato – che fu «Carosello». Proviamo a elencare solo sommariamente ciò che significa: «Tutti a letto dopo Carosello», Carmencita chiudi il gas e vieni via!, E che c’ho scritto? Giocondor!, Ma non è giusto, però!, Pitupitumpaa, Pippo l’ippopotamo, Camillo il Coccodrillo, la Mucca Carolina, SusannatuttaPanna, la linea di Cavandoli, e poi Pappagone, Calindri che beve il Cynar nel traffico, Nando Gazzolo, “anche io ho commesso un errore”, “le stelle sono tante, milioni di milioni”, Mina in molte apparizioni, e praticamente tutto il cinema italiano, la tarantella napoletana a far da sigla... Basta, non c’è bisogno di andare oltre, e in mostra ci sono tutti (e, poi, ciascuno si faccia la propria ricognizione mnemonica, emozionale, artistica di ciò che è stato per lui Carosello): stiamo parlando della principale fonte di immaginario collettivo – e di linguaggio popolare, come è evidente – su base nazionale, che ha avuto l’Italia del boom." (dal Sole 24 ore, Stefano Salis)



In effetti rimaniamo strabiliati di come anche la pubblicità fosse forma d'arte, a tutti gli effetti, basta guardare questo Bruno Munari che nulla ha da invidiare ad un Andy Warhol:
"Il manifesto che Bruno Munari progetta per Campari è strettamente collegato all’apertura della linea M1 di Milano, inaugurata nel novembre 1964: è un manifesto infatti che tiene conto di una visione mobile, ed allo stesso tempo parcellizzata, perché, come afferma lo stesso artista, non perde “la sua efficacia di informazione anche se è intravisto parzialmente, anche se gruppi di persone lo coprono parzialmente, anche se visto di corsa dalla vettura del metrò”. Ma l’idea forte su cui si fonda il progetto è soprattutto quello di un montaggio potenzialmente estensibile all’infinito in un’iterazione seriale che prenda a modello il sistema della carta da parati, senza stacchi quindi, in un flusso continuo di immagini, che si concili con il sistema delle affissioni. Sulla campitura rossa del fondo ecco stagliarsi, scomporsi e ricomporsi le icone grafiche della scritta Campari: Munari segnala proprio l’elemento di continuità del marchio, ripercorrendo attraverso il confronto del lettering la lunga e prestigiosa storia pubblicitaria della azienda (come non pensare ai manifesti di Hohenstein e Dudovich, Cappiello, Depero, Nizzoli, solo per citare qualche nome?). Allo stesso tempo, nel  progetto grafico di Munari convergono gli esiti della sua ricerca artistica (dalla riflessione sui processi visivi alla contemporanea sperimentazione delle prime xerografie), ma in qualche modo proiettati in un nuovo contesto urbano. Il manifesto per Campari diventa soprattutto allora un caleidoscopico e curioso sguardo sulla città contemporanea." (Simona Riva)


I manifesti sono opere d'arte indiscutibili: per l'uso dei colori, per l'invenzione del messaggio, per lo slogan, per la grafica, per l'idea. Ecco l'idea, ciò che manca totalmente al giorno d'oggi. tutti i critici hanno sottolineato che non si tratta di una mostra nostalgica, ma per me lo è stata. Sentivo i rumori e i profumi di un'Italia che non c'è più, quella in cui sono cresciuta da piccola assaporando la serenità di un momento storico magico e di una diffusione capillare della cultura, che oggi non c'è più. Forse occorre ripartire da qui, Andare a rispolverare antichi valori: libertà non significa mettere in mostra i corpi, ma creare idee e farle circolare. Usare i colori, la recitazione, la poesia, la musica, i disegni.


Vedi: https://www.youtube.com/watch?v=zyKofdjjLaM


Facciamo vedere i caroselli ai nostri figli e spieghiamo loro che si può creare qualcosa di bello anche facendo pubblicità.






Video Lines: https://youtu.be/lEFh8LMekDU



venerdì 14 giugno 2019

PARMA: [IN]ACCESSIBILE, immersione virtuale nel Mare Nostrum


In Via Farini 32/a a Parma, presso APE PARMA MUSEO, centro culturale ed espositivo ideato da Fondazione Monteparma, fino al 7 agosto c'è una Mostra molto particolare che vi consigliamo di non perdere. Ci siamo andati oggi con la zia e il nostro caro amico Francesco con mamma e sorella al seguito. Un pomeriggio di vacanza speciale.

ORARI:
mar 14.30/17.30 (ultimo ingresso ore 17 ma entrate alle 16.30 per evitare di dover fare in fretta!)
mer/dom 10.30/17.30 (ultimo ingresso ore 17 ma entrate alle 16.30 per evitare di dover fare in fretta!)
lun chiuso 
Si entra ogni mezzora in gruppi al massimo di 30.

Prezzi: intero 12 euro
Ridotto (18/35 anni; over 65): 8 euro
Under 18: gratis

www.inaccessibile.it
 
Tel. 0521 2034

APP TRUE BLUE da scaricare con QR CODE.

 
All'ingresso ogni visitatore viene dotato di I-PAD con auricolari monuso. L'I Pad serve per decodificare i QR Codes affissi a fianco di ogni oggetto esposto e così aver accesso ad un video esplicativo che racconta la storia del reperto e del suo ritrovamento. Ogbni video dura al massimo 2 minuti e 50 secondi.

Inutile dire che si tratta di puro divertimento anche per i bambini: caccia al codice e via col filmato. Una sorta di percorso "caccia al tesoro" del fondale marino.




[In]accessibile è una mostra progetto, curata dall'esploratore subacqueo Francesco Spaggiari, che vuole appunto rendere accessibile l'inaccessibile facendo uso delle nuove tecnologie e in particolare della Realtà Virtuale in 3D. Da 20 anni i membri della Global Under Water Explorer esplorano i fondali del Mediterraneo in cerca di resti storici preziosi che ci aiutino a ricostruire le nostre radici. La prima guerra punica è il periodo più "esplorato", sia attraverso reperti esposti in modo tradizionale e ricostruzione del loro ritrovamento sia attraverso soluzioni tecnologiche in grado di offrire un'esperienza IMMERSIVA. 


I reperti provengono per lo più dalla Sicilia: rostri della Battaglia delle Egadi, Elmi Corinzi di Gela e preziosi Louteria di Panarea e Lipari. Qui Antonio ammira un'ancora su cui è iscritto il nome della dea Afrodite nel suo epiteto Euploia (=Signora della buona navigazione). L'ancora inoltre presenta interessanti decorazioni: conchiglie e astragali, che sono ossi del piede che una volta erano usati alla stregua di dadi nei giochi d'azzardo.


Dopo le Ancore la sezione che più è piaciuta ai ragazzi: gli elmi. Gli Elmi Romani risalenti alla Battaglia delle Egadi (III sec. a.C.). L'Elmo Montefortino ha un bottone apicale per pennacchio, per far sembrare il soldato più alto.





Gli elmi Corinzi sono forse il reperto più affascinante e Giacomo e Francesco lo hanno reso unico!


Dagli Elmi ai rostri, esposti in modo molto suggestivo nelle sale più belle della sede:


I rostri erano posizionati sulle prue delle navi ed erano delle vere e proprie armi da guerra. Anche i rostri recano incisioni e decorazioni molto particolari. 


La maggior parte di questi reperti è stata rinvenuta dopo il 2010, quindi in un passato molto recente anche grazie alle nuove recnologie e al team di ricercatori.



Il sito dove sono state rinvenute una serie davvero numerosissima di anfore per vino, olio, pesce e cereali, è ora Patrimonio dell'Unesco e così viene preservato in fondo al mare. Ecco perchè al termine della mostra verrete guidati attraverso la realtà virtuale alla scoperta di questo sito... sott'acqua!


Questa sopra è una foto di una foto, perchè ogni reperto è accompagnato dalle foto meravigliose che testimoniano il momento del suo ritrovamento.


Diverse anfore per diverse tipologie di liquidi o di alimenti da conservare. Qui sotto una per il vino:


Ed eccoci al momento clou per tutti i più piccoli visitatori ma non solo, anche i grandi si divertono ad indossare le maschere che consentono la visiaone di un filmato di circa 5 minuti in 3D che vi accompagnerà in fondo all'Oceano. Emozionante! E si vedono le anfore del Sito Unesco.


LA STORIA NON E' ALTRO CHE UNA CONTINUA  SERIE DI INTERROGATIVIRIVOLTI AL PASSATO IN NOME DEI PROBLEMI E DELLE CURIOSITA' - NONCHE' DELLE INQUIETUDINI E DELLE ANGOSCE - DEL PRESENTE CHE CI CIRCONDA E CI ASSEDIA. 
PIU' DI OGNI ALTRO UNIVERSO UMANO NE E' PROVA IL MEDITERRANEOCHE ANCORA SI RACCONTA E CHE SI RIVIVE SENZA POSA. PER GUSTO, CERTO, MA ANCHE PER NECESSITA'. 
ESSERE STATI E' UNA CONDIZIONE PER ESSERE.
(FERNAND BRAUDEL)

sabato 18 maggio 2019

MILANO: Fondazione Pini, L'Ora dannata di Carlos Amorales s'intreccia a Piano City

Il pianofortre tra le farfalle
INFORMAZIONI:
Fondazione Pini, C.so Garibaldi 2 a Milano (Zona Brera) MM 2 LANZA.

sito: http://www.fondazionepini.net/
Tel: 02 874502 |02 8052211

INGRESSO LIBERO

ORARI: LUN/VEN 10/13 E 15/17

Fino all'8 luglio in  è allestita la mostra "L'ORA DANNATA" di Carlos Amorales, artista messicano che si interessa di linguaggio, immagini e loro varianti. La mostra, incentrata sull'installazione di dimensioni ambientali Black Cloud, comprende 15.000 farfalle di carta nere appiccicate ai muri, sulle porte, sugli specchi con Patafix e Silhouettes e altre opere dell'artista.


Sistemi di comunicazione, movimento, sistemi narrativi, manipolazione della comunicazione. Nella sua pratica confluiscono arte visiva, musica, animazione e poesia, tutte coniugate, con grande rigore formale. E oggi la musica di Piano City 2019 entra in questo universo di farfalle, creando un'atmosfera davvero unica, da non perdere. 


Hanno impiegato 10 giorni, 20 persone a posizionare le 15.000 farfalle così come le vedete oggi. Amorales evoca l'ambiente del suo paese, il Messico, ove tutt'oggi vive e ne denuncia le discrepanze e le tensioni. 


La Fondazione Adolfo Pini, istituzione no profit, casa museo del pittore Renzo Bongiovanni Radice, ha sede nella palazzina storica di fine ottocento in Corso Garibaldi 2. Nelle stanze, che furono dimora e studio del pittore, sono esposte in collezione permanente le sue opere, insieme agli arredi d’epoca. Impegnata nella promozione dell’arte e della cultura, produce mostre temporanee e incontri. Sostiene l’attività di giovani impegnati in tutte le arti, anche attraverso l’erogazione di borse di studio.


Tutte le stanze della Fondazione sono ricche, oltre che di farfalle, di oggetti d'arredo e quadri di immenso valore.


Preziosissimi i soffitti, a cassettoni quello del Salotto, Decorati con stucchi e affreschi gli altri.




Carlos Amorales vive e lavora a Città del Messico. E' nato nel 1970.  Ha studiato ad Amsterdam, in Francia e in USA.
Sito: http://estudioamorales.com/



giovedì 16 maggio 2019

MILANO: Antonello da Messina


PALAZZO REALE

Sito di Palazzo Reale

http://www.mostraantonello.it/

Intero € 14
Ridotto € 12
Biglietto Famiglia: 1 o 2 adulti € 10 / ragazzi dai 6 ai 14 anni € 6,00

A Palazzo Reale l’audioguida alla mostra in verisione italiana e inglese è inclusa nel biglietto di ingresso e puoi ritirarla all’apposito desk subito dopo l’acquisto. Peccato che questa olta non è stata prevista la versione per bambini. 


La mostra nasce con l’intento di indagare l’arte di Antonello da Messina con uno sguardo analitico, preciso, capace di mettere a fuoco ogni singolo tratto della sua tecnica senza eguali. Per questo motivo, accanto alle opere di Antonello, saranno esposti i taccuini di Giovan Battista Cavalcaselle, critico che per primo ricostruì il catalogo dell’artista siciliano.

Antonello da Messina è originario della città siciliana. Ivi nacque nel 1430 circa. La sua formazione artistica avvenne con Colantonio, ammirato copista di opere fiamminghe. Fu proprio Antonello a diffondere in Italia la pittura a olio su tavola. A Napoli cominciò a lavorare su temi importanti e poi caratteristici della sua produzione: La Crocifissione e la Madonna e una galleria di ritratti maschili anonimi. A Roma entrò a contatto con la monumentalità dell'arte classica e con la prospettiva di Piero della Francesca e Beato Angelico. 

Sono esposte diciannove opere del grande Maestro, su 35 che ne conta la sua autografia:


Una delle prime opere esposte è la Crocifissione (1460 circa) proveniente dal Museo nazionale Brukenthal di Sibiu in Romania e attribuita ad Antonello, prima da Karl Voll nel 1902 e successivamente da Bernard Berenson nel 1932. La croce sulla quale Cristo è crocifisso si trova al centro del dipinto. Ai suoi lati si osservano i tronchi sui quali sono posti i due ladroni. I loro corpi nudi assumono pose drammaticamente scomposte. A differenza di Gesù le loro mani sono legate in alto. Altre corde stringono le caviglie sulle quali scorrono rivoli di sangue.
Ai piedi della croce di Gesù si trovano i dolenti. A sinistra, Maria Maddalena che si distingue dai capelli rossi e la Madonna. A destra, invece, San Giovanni si rivolge verso Cristo con disperazione mentre le pie donne soffrono per il dramma che si è compiuto. Alla base della croce inoltre vi sono alcuni teschi. Tra le rocce poi spuntano stentati cespugli e qualche piantina. La scena è ambientata all'interno di un paesaggio marino e in basso sono dipinte alcune abitazioni. Infine, verso il fondo l’acqua si insinua tra i promotori che si perdono all'orizzonte.

Dalla National Gallery di Londra giungono a Milano altri due capolavori, il San Girolamo nello studio (1474-1475) in cui si armonizzano ispirazioni classiche e dettagli fiamminghi. Avendolo sempre visto riprodotto, colpiscono le ridotte dimensioni del dipinto. In generale colpisce sempre il formato "mignon" dei quadri. Ecco un buon motivo per andare sempre a vedere dal vivo i dipinti. Nelle riproduzioni si perdono sia le dimensioni reali, sia la fisicità del dipinto: il materiale (in Antonello tavole di diversi tipi di legno, anche particolari come il noce) e la pennellata oltre che la tecnica pittorica e le eventuali cornici originaliaudioquadro


Straordinariamente complesso è l'uso della luce, che proviene, secondo la maniera fiamminga, da più fonti: innanzitutto l'arco centrale, da dove entrano raggi che seguono le direttrici prospettiche e che dirigono lo sguardo dello spettatore su san Girolamo, in particolare verso le sue mani e il libro, dando al santo una particolare imponenza; poi da una serie di aperture sulla parete di sfondo, in particolare due finestre nella metà inferiore, che rischiarano rispettivamente un vano a sinistra e il portico a destra (dove si aggira in controluce il leone amico di Girolamo), e tre bifore poli lobate nella parte superiore, che illuminano le volte. Nonostante la complessità, la luce riesce a produrre un effetto unitario, che lega le diverse parti della tavola, grazie anche alla salda costruzione prospettica. Anche la ricchezza dei dettagli rimanda ai modi fiamminghi, con l'attenta descrizione dei singoli oggetti e del loro "lustro" specifico, cioè del modo in cui ciascuna superficie rifrange la luce.



Annunciata (1475 circa), autentica icona, sintesi dell’arte di Antonello, con lo sguardo e il gesto della Vergine rivolti alla presenza misteriosa che si è manifestata, uno dei più alti capolavori del Quattrocento italiano in grado di sollecitare in ogni spettatore emozioni e sentimenti; La posa è di tre quarti, lo sfondo scuro e la rappresentazione essenziale derivano dai modelli fiamminghi. Tutta la scena si concentra su di lei, perché non c'è l'angelo, come nell'iconografia tradizionale. 


Lo sguardo è molto intenso e rivolto verso il basso. La Madonna è giovane e ha il volto di una ragazzina. Il particolare del leggio è molto curato nel dettaglio, ma le protagoniste del dipinto sono le mani: una pare quasi fermare qualcosa che arriva verso di lei, l'altra chiude il velo. 

  • Con la mano destra allontana l’Arcangelo che è apparso davanti gli occhi di Maria, la quale, spaventata, cerca istintivamente di allontanarlo
  • Con la mano sinistra cerca di difendersi chiudendo il velo, non sapendo che Gabriele ha in serbo per lei un messaggio che le cambierà la vita da: Analisi dell'opera


e le eleganti figure di Sant’Agostino (1472-1473)



- San Girolamo (1472-1473) e
- San Gregorio Magno (1470-1475) forse appartenenti al Polittico dei Dottori della Chiesa, tutti provenienti da Palazzo Abatellis di Palermo;
- ma anche il celeberrimo Ritratto d’uomo (1465-1476) dall’enigmatico sorriso proveniente dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalù, utilizzato originariamente come sportello di un mobiletto da farmacia, oggetto di vari restauri e conosciuto nella tradizione locale come “ignoto marinaio”.

Cristo benedicente (1474 circa), ma ricordiamo anche

- il Ritratto di giovane (1474) dal Philadelphia Museum of Art.




L’incantevole Madonna col Bambino (Madonna Benson) (1475 circa) dalla National Gallery di Washington, è stata per molto tempo oggetto di discussione tra gli storici per stabilire la sua attribuzione. L’attribuzione ad Antonello fu ipotizzata nel 1913 dallo studioso Berenson e quindi accolta unanimemente dal resto della criticaDolcissimo il gesto del bimbo che ci guarda con malizia mentre cerca il seno della madre sotto le vesti con la manina. Le due figure, nella volumetria e nella plasticità dei corpi che ricordano le sculture coeve, sono rappresentante in un evidente atteggiamento di legame affettuoso; il Bambino, divertito, gioca con lo scollo dell'abito della Madre. Una scena in cui colpisce l'umanità. Colori particolari che ricordano Bellini. 

- Ritratto di giovane uomo (1478) dal Museo statale di Berlino.


Dagli Uffizi arriva l’importantissimo
- trittico con la Madonna con Bambino, il San Giovanni Battista - acquistati nel 1996 da Antonio Paolucci, allora Ministro dei Beni Culturali - e il San Benedetto di straordinaria qualità pittorica;




Dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia giunge il ritratto di giovane gentiluomo (a lungo considerato il vero volto dell’artista), già pienamente antonelliano per inquadramento, sfondo, postura e soprattutto attitudine leggermente ironica del personaggio: trafugato dal museo nella notte fra il 10 e l’11 maggio 1970 fu recuperato sette anni dopo dal nucleo di Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri;


Dal Collegio degli Alberoni di Piacenza il celebre Ecce Homo (Cristo alla colonna) (1473-76). Analisi dell'opera VIDEO!

E ancora il Ritratto d’uomo (Michele Vianello?) (1475-1476) dalla Galleria Borghese di Roma;




La composizione della tavola si staglia su un paesaggio ricco di vegetazione e minuziosamente descritto. Si possono addirittura riconoscere particolari come la chiesa sullo sfondo, S. Francesco dell'Immacolata a Messina. Gesù è raffigurato morto, nel momento successivo alla deposizione, seduto (o meglio accasciato) sul sarcofago. I tre angeli mentre sono intenti a sorreggere il peso del corpo del Salvatore si dedicano, con cura, a medicare le ferite inferte durante la crocifissione. 


Il poetico Cristo in pietà sorretto da tre angeli (1474-1476 circa) dal Museo Correr di Venezia,  


Ritratto d’uomo (anche detto Ritratto Trivulzio (1476) dal Museo Civico d’Arte Antica, Palazzo Madama di Torino.





Chiude la parte relativa al grande Maestro, la dolcissima Madonna con il Bambino (1480) dall’Accademia Carrara di Bergamo, opera del figlio Jacobello di Antonello, eseguita l’anno seguente la morte del padre: nella inusuale firma indica, come struggente offerta di devozione filiale, di essere il figlio di “pittore non umano” quindi divino. Jacobello faceva parte della bottega del padre e si fece carico di completare quanto la morte aveva impedito di terminare. 

La Vergine e Gesù Bambino sono in piedi al centro del dipinto oltre un parapetto. Maria stringe con affetto Gesù ed entrambi osservano verso il fedele. La Vergine ha l’aspetto di una giovane del Quattrocento. Infatti, i lunghi capelli castani sono ordinati con una acconciatura molto seria e raffinata. Sulla fronte poi un nastrino con perline stringe i capelli scriminanti nel mezzo. Un velo trasparente e sottile copre i capelli che cadono a ciocche sulle spalle. Maria indossa anche una elegante e sobria veste decorata con un ricamo trasparente e perle. Al di sopra porta un mantello blu scuro.


Il piccolo invece indossa una tunica arancione aperta sul davanti e porta al collo porta un pezzetto di corallo rosso. Con la mano destra inoltre compie un segno di benedizione mentre con la sinistra afferra alcune ciliegie dalla coppa di vetro. È appoggiato al parapetto e siede su un cuscino rosso che pare di velluto. Sulla balaustra, a destra, è apposto un foglietto dipinto. Infine, Maria e Gesù si trovano all’interno di un loggiato al di là del quale si osserva un paesaggio naturale ampio e disteso.

Viene poi dedicata una sezione a ricostruire le vicende della pala di San Cassiano, testo capitale per la storia dell’arte italiana. Mentre consacrata al mito di Antonello nell’Ottocento viene esposta la tela di  Roberto Venturi Giovanni Bellini apprende i segreti della pittura a olio spiando Antonello (1870) dalla Pinacoteca di Brera: la tela, conservata al tribunale di Milano, è stata restaurata in onore dell'esposizione.




Nei ritratti utilizza la posizione a tre quarti tipicamente fiamminga.