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domenica 5 gennaio 2020

MANTOVA: Palazzo Te


Una splendida giornata è l'ideale per una approfondita visita a Palazzo Te. Vi si può andare comodamente a piedi in una ventina di minuti dal centro, oppure con una Navetta Gratuita da Centro città o in auto parcheggiando negli ampi spazi del Parco o in quelli adiacenti allo Stadio Calcistico. 


La Villa fu voluta da Federico II Gonzaga e appositamente progettata, realizzata e decorata da Giulio Romano tra il 1524 e il 1534. E' tra i gioielli del RINASCIMENTO ITALIANO. E' l'opera più importante di Giulio Romano, che sorgeva su un isola. Giulio Romano ha usato materiali poveri reperibili in ambiente mantovano. Poi il lago si prosciugò. Il padre Francesco teneva qui le stalle con i suoi cavalli. Federico voleva qui un luogo per lo svago e il riposo ove poter organizzare fastosi ricevimenti con ospiti illustri, ma anche vivere i suoi focosi amori (da cui il ricorrente simbolo della SALAMANDRA, che avendo sangue freddo dovrebbe placare un po' i bollenti spiriti di Federico!).  è l'emblema, o impresa, del marchese Federico, e allude al tormento d'amore che il rettile, dal sangue freddo e resistente al fuoco (secondo la credenza popolare), non conosce. Federico aveva una favorita, Isabella Boschetti, amore contrastato.





CONSIGLIATISSIMO munirsi di biglietto on line per saltare la coda. Tutte le info su orari, prezzi e modalità di visita le trovate sul Sito:


Sito Ufficiale
Call center 041 - 2719013

Il nome TE, non c'entra nulla con la bevanda calda!  Mantova era anticamente circondata da quattro laghi formati dal corso del fiume Mincio; poco distante dall'isola su cui sorse la città si trovava un'altra isola denominata sin dal medioevo Teieto (poi abbreviato in Te) collegata con un ponte alle mura meridionali della città.

Il complesso monumentale di Palazzo Te (costruito nel 1525) si presenta agli occhi del visitatore con uno sviluppo fortemente orizzontale. Progettato su pianta quadrata con un ampio cortile interno, il palazzo si ispira concettualmente alla villa rustica antica, dove si privilegiano le vedute orizzontali in un continuo dialogo tra architettura e ambiente circostante. Giulio Romano crea un ordine unico ritmato. Interessante è il gioco che Giulio Romano crea tra vera e finta pietra, gioco che fa da specchio al rimando tra natura e artificio costantemente presente nella decorazione del palazzo.

Le sale sono tantissime e la visita richiede almeno un paio d'ore. Abbiamo scattato alcune foto nelle sale che più tolgono il fiato:

LA SALA DEI CAVALLI


Destinato all'accoglienza degli ospiti e alle più importanti cerimonie, l'ambiente, eseguito probabilmente tra il 1526 e il 1528, prende il nome dai ritratti dei superbi destrieri dipinti con nobile portamento a grandezza naturale nella parte inferiore delle pareti affrescate.
Federico, come il padre e i suoi avi, li allevava nelle celebri scuderie gonzaghesche e li teneva in massimo conto, considerandoli l'omaggio più alto che si potesse fare ad un amico o ad un ospite illustre.
Due dei sei cavalli recano ancora in basso il proprio nome: Morel Favorito, il cavallo grigio della parete sud; Dario, il destriero più chiaro della parete nord.


I cavalli, che spiccano sullo sfondo di paesaggi, dominano una grandiosa architettura dipinta alle pareti, ritmata da lesene corinzie e nicchie che ospitano statue di divinità o, sopra le finestre, busti di personaggi.  



CAMERA DI AMORE E PSICHE
 

L'ambiente, il più sontuoso del palazzo per la ricchezza e il pregio delle decorazioni, deriva il proprio nome dalla favola di Amore e Psiche, tratta dalla "Metamorfosi"; di Apuleio, narrata sulla volta e nelle lunette. La sala, detta "camaron quadro" è uno spazio destinato ai visitatori di maggior prestigio. Lungo la cornice che corre ai piedi delle lunette, a partire dalla parete est, quella che ospita il camino di marmo rosso veronese, si legge l'iscrizione che ricorda i titoli di Federico Gonzaga e il ruolo attribuito alla villa, destinata all'"onesto ozio" dopo le fatiche dell'attività di governo ("HONESTO OCIO POST LABORES AD REPARANDAM VIRT[utem] QVIETI CONSTRVI MANDAVIT").

AMORE E PSICHE

ZEUS E OLIMPIADE
 Sulle pareti sud e ovest sono rappresentati i preparativi di un banchetto ambientato in campagna. Sono presenti Amore e Psiche, con la figlia Voluttà, sdraiati su un letto (parete sud).
Altre favole mitologiche, che narrano di amori contrastati, decorano le pareti nord ed est: Bagno di Marte e Venere (parete nord, a sinistra); Bacco e Arianna (al centro); Venere e Adone (a destra); Giove e Olimpiade (parete est, a sinistra); Polifemo con Galatea e Aci (al centro); Pasifae e il toro (a destra). Gli affreschi sono databili tra il 1526 e il 1528. Inizia da questa camera la serie di pavimenti tardo settecenteschi "a terrazzo". LEGGI LA DESCRIZIONE DETTAGLIATA QUI

POLIFEMO
CAMERA DEI GIGANTI


L’ambiente, eseguito in via definitiva tra il 1532 e il 1535, narra la vicenda della Caduta dei Giganti, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio. La camera è la più famosa e spettacolare del palazzo, sia per il dinamismo e la potenza espressiva delle enormi e tumultuose immagini, sia per l’audace ideazione pittorica, volta a negare i limiti architettonici dell’ambiente, in maniera tale che la pittura non abbia altri vincoli spaziali se non quelli generati dalla realtà dipinta. Giulio Romano infatti interviene per celare gli stacchi tra i piani orizzontale e verticale: smussa gli angoli tra le pareti, gli angoli tra le pareti e la volta e realizza un pavimento, oggi perduto, costituito da un mosaico di ciottoli di fiume che prosegue, dipinto, alla base delle pareti. Con questo stupefacente artificio unitario e illusionistico, l’artista intende catapultare lo spettatore nel vivo dell’evento in atto, per produrre in lui stupore e sensazione di straniamento.




La scena è fissata nel momento in cui dal cielo si scatena la vendetta divina nei confronti degli sciagurati giganti che, dalla piana greca di Flegra, tentano il vano assalto all’Olimpo, sovrapponendo al massiccio dell’Ossa il monte Pelio. Giove, rappresentato sulla volta con in pugno i fulmini, abbandonato il trono, scende sulle nuvole sottostanti, chiama a sé l’assemblea degli immortali e, assistito da Giunone, punisce i ribelli: alcuni dei giganti vengono travolti dal precipitare della montagna, altri sono investiti da impetuosi corsi d’acqua, altri ancora vengono abbattutti dal crollo di un edificio. La scena, in origine, era resa ancora più drammatica dal bagliore delle fiamme prodotte da un camino realizzato sulla parete tra le finestre. Il pavimento, ideato da Paolo Pozzo, risale al secondo Settecento.


MOSTRA: GIULIO ROMANO, ARTE E DESIDERIO

[Giulio Romano e il marchese Federico II Gonzaga]
se n’andarono fuor della porta di S. Bastiano, lontano un tiro di balestra,
dove sua eccellenza aveva un luogo e certe stalle chiamato il T(e) [...]
E quivi arrivati, disse il marchese che avrebbe voluto, senza guastare la muraglia vecchia, accomodare un poco di luogo da potervi andare ridurvisi al volta a desinare, o a cena per ispasso.
(G.Vasari, 1568)

Sito della Mostra: Arte e desiderio 
La mostra indaga la relazione tra immagini erotiche del mondo classico e invenzioni figurative prodotte nella prima metà del Cinquecento in Italia. Concentrandosi sulla produzione di Giulio Romano, il percorso espositivo evidenzia la capillare diffusione di un vasto repertorio di immagini erotiche nella cultura artistica cinquecentesca e svela le influenze esistenti tra cultura alta e cultura bassa nella produzione di tali immagini.


La quinta sezione della Mostra costituisce il cuore della mostra ed è dedicata al quadro monumentale di Giulio Romano intitolato i Due Amanti, conservato all’Ermitage, il quale potrebbe essere stato realizzato poco prima dell’arrivo dell’artista a Mantova, nel 1524, e condotto nella città dei Gonzaga per il marchese Federico.

Aggiungi didascalia
"Si trovano su di un letto estremamente raffinato e ricchissimi particolari che ci fanno toccare con mano la matericità di ogni superficie. I cuscini, le lenzuola, le nappe cadenti, il vestito semi abbandonato sul pavimento e le tende del letto aperte come un sipario.
Non è Marte o Vulcano, non è Venere o Giunone.
Sono semplicemente due giovani della porta accanto intenti ad abbandonarsi l’uno nelle braccia dell’altro.
Probabilmente la scena si svolge all’interno di un luogo di piacere dove si celebrava l’amore su appuntamento.
Alla destra di una tela lunga 337 cm si apre una porta dove una vecchia, forse la proprietaria della struttura, che spia con malizia mentre un cane le si arrampica sulle ginocchia per afferrare le chiavi, riferimento fin troppo esplicito al verbo della scena.
La vecchia allude, per contrasto, al rapporto con la giovane che può ancora godersi il fiore degli anni come avrebbe fatto un pittore veneto come Giorgione.
Si tratta di un capolavoro di Giulio Romano che, secondo la critica, è assegnato alla committenza di Federico II Gonzaga in un periodo immediatamente precedente alla sua partenza da Roma per Mantova avvenuta nel 1524.
Quindi si tratterebbe del suo “biglietto da visita” da presentare ai Gonzaga, l’opera prima che mostra tutte le sue abilità.
Infatti Giulio Romano non arriverà mai a un tale livello di precisione, di raffinatezza, studiando le ombre, i panneggi e il ricciolo di ogni dettaglio. Solo l’anatomia dei corpi è più approssimativa e meno aggraziata ma il reale e ultimo scopo di un quadro così è di appassionare l’osservatore, di fargli provare il desiderio di essere lui o lei.
In fondo chi guarda l’opera è un po’ come la vecchia: spia, anela, fantastica in un gioco silenzioso di palpiti.
Tutta la superficie è un inno alla libertà: agli angoli del letto sono dipinte, con l’illusione del bassorilievo, due scenette mitologiche di cui una rappresenta un satiro che si accoppia con una capra.
La testa del cavallo, sulla sinistra, sembra emettere un gemito di piacere.
Gli stessi personaggi li avremmo visti in una qualsiasi commedia del tempo o recuperata dal teatro antico, segnale di una cultura generale tesa a celebrare il piacere e la bellezza attraverso il veicolo delle pose, dei personaggi e delle forme del mondo classico. Inutile aggiungere come i ritrovamenti di antichità che negli stessi anni avvenivano a Roma non facevano altro che fornire modelli e occasione di studio agli artisti.
Non ci sono fonti certe o documenti sull’opera se non un passaggio di Vasari.
Probabilmente arriva a Mantova nel marzo del 1526 insieme alla collezione di Giulio Romano che fa preparare due carichi di antichità da trasportare per via terra e via mare e consegnare poi a Federico II.
Forse è da riconoscere proprio in quel “quadro grande su l’asse, de pictura, coperto di tela cerata” che arrivò da Roma a dorso di mulo. Alla morte di Federico sono inventariati alcuni quadri definiti “grandi” di cui quattordici erano collocati nella sua villa privata di Marmirolo.
Questo, nello specifico, doveva essere l’unico grande quadro che decorava una sala riccamente allestita con corami dorati e argentati, una lettiera di noce e una tavola grande.
Una splendida e sensuale alcova per gli incontri con la sua amante Isabella Boschetti."da Cerchidigiotto.it da: Giulio Romano, Arte e desiderio, catalogo della mostra, Electa 2019.

Il momento dell'arrivo del quadro: Vedi


 La sensuale Danae di Correggio, commissionata da Federico Gonzaga nel 1530-1532: questo dipinto è normalmente conservato alla Galleria Borghese di Roma.


"Il dipinto è ispirato al mito dell'eroina greca DANAE, figlia del re di Argo Acrisio: avendo un oracolo predetto al padre che sarebbe stato ucciso da un figlio nato da lei, venne fatta rinchiudere in una torre di bronzo ma, come narra OVIDIO, Giove la raggiunse nella sua prigione sotto forma di pioggia d'oro e la rese madre di PERSEO. Nell'arte italiana è una delle prime raffigurazioni di questo soggetto.
Correggio rappresenta Danae giacente sul letto mentre un CUPIDO preadolescente le scopre il sesso e la pioggia d'oro inizia a cadere dalla nube; di questa figura nei testi antichi non vi si fa menzione, pertanto l'invenzione del Correggio ne risulta straordinaria. Ai piedi del letto due amorini testano su una pietra le frecce d'oro e quelle di piombo.
Il fulcro della scena è giocato su un calibratissimo accordo di colori chiari fra il bianco candido del lenzuolo e il corpo color perla della Danae. Questa è rappresentata come una fanciulla che, ignara della nostra presenza, sorride fra sé e sé mentre accoglie dolcemente nel grembo le gocce d'oro. A differenza di tante altre raffigurazioni dello stesso mito, nessun turbamento accompagna questa soave figura né quella del giovane e bellissimo genio alato, qui in luogo dell'usuale servente, che assiste meravigliato all'apparizione della nuvola della pioggia d'oro.
La maggior luce nella stanza torrigiana proviene da destra ed è ampia e forte; questa illuminazione nitida e vibrante produce tuttavia ombre morbide ed effetti di sfumato. Non manca un'effusione argentina dalla finestra aperta: così il paesaggio è l'altro campo vivido, che contrasta con il tono tenero e profondo della stanza. L'osservazione attenta dei putti indica peraltro uno scendere dolce di luce anche da un opercolo superiore, ora occupato dalla nube, come indizio indispensabile all'entrata della pioggia divina. Il variare meraviglioso della carezzante illuminazione fa pensare che le figure siano state studiate con attente prove da modelli viventi. 


SITO DELLA GALLERIA BORGHESE: DANAE



All'inizio della visita, questo bellissimo Ritratto di Giulio Romano, opera del nostro amico Tiziano, la cui casa natale abbiamo visitato qualche tempo fa: CASA DI TIZIANO A PIEVE DI CADORE
 
 
 
Settembre 2019 - Giugno 2020

La città di Mantova celebra Giulio Romano, il più talentuoso tra gli allievi di Raffaello e genio indiscusso del Rinascimento italiano, con il grande progetto Mantova: Città di Giulio Romano.
Al maestro manierista è dedicato un ricco programma di eventi espositivi e proposte culturali, ideato in stretta collaborazione con le principali istituzioni del territorio.


venerdì 3 gennaio 2020

MANTOVA: la New York del Medioevo (VIDEO!) e la Camera degli Sposi


"TRA PALAGI E TORRI E MOLI SACRE, CON GRANDI OMBRE RESPIRANTI UNA STORIA DI MAGNIFICENZA, DI GENTILEZZA, DI LUSSURIA..."
(Gabriele d'Annunzio)

Siamo stati due giorni a Mantova (una notte), per visitare una delle città più ricche di capolavori di Storia dell'Arte d'Italia. Città che ha accolto artisti di fama come Andrea Mantegna, Giulio Romano, Leon Battista Alberti e anche il nostro Correggio. Prima tappa, il centro, non lontano dal B&B che abbiamo scelto come base, la Residenza Stoà tramite Booking dove ci siamo trovati bene, ottima la posizione, modico il prezzo e super comodo il parcheggio gratuito interno. Unica osservazione: rinnoverei un po' lo style dell'appartamentino per renderlo più gioioso e accogliente!


ROTONDA DI SAN LORENZO - PIAZZA DELLE ERBE
La Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più antica di Mantova. Costruita ad immagine della Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme è a pianta centrale con un matroneo in alto. La data della costruzione è incerta: 1050-1151.
L’interno è a navata unica, con la parte centrale preceduta da un deambulatorio con otto colonne. La chiesa era completamente affrescata ma le vicissitudini che ha attraversato durante i secoli hanno lasciato solo resti di affreschi, tra cui un “San Lorenzo sulla graticola“. Usata come magazzino e poi cortile, fu riconsacrata nel 1926 e riportata all’antico splendore demolendo le case che ne ostruivano la vista.



Nel 1579 la Rotonda che si trovava nel centro del mercato e a ridosso del quartiere ebraico, fu chiusa al culto per ordine del Duca Guglielmo Gonzaga e ciò causò la demolizione della cupola. E' interamente costruita in LATERIZIO, materiale tipico dell'architettura romanico-lombarda. Gli affreschi sono di un artista del'XI secolo influenzato dalla pittura bizantina. La pianta circolare ricorda: Santa Costanza a Roma, Santo Stefano a Bologna, San Vitale a Ravenna (vedi blog nostra gita), Duomo Vecchio di Brescia e San Tome'Almenno San Bartolomeo Bergamo. 


San Lorenzo, raffigurato con la graticola e vestito con la Dalmatica, fu martirizzato nel 257 e incontrò il Papa mentre andava a supplizio, famosa la sua frase "Ecco i tesori della Chiesa" riferendosi a malati, storpi ed emarginati.



TORRE DELL'OROLOGIO
L'OROLOGIO ASTROLOGICO di Bartolomeo Manfredi, astrologo di Ludovico II Gonzaga, è del 1473 e funziona con un prodigioso meccanismo che rivela le ore, in quale segno si trova il sole, in quale la luna, i punti cardinali, le ore dei Pianeti, dei Mantovani, degli astrologi, la durata del giorno e della notte...

In Piazza delle Erbe ogni giovedì c'è mercato (e noi siamo arrivati prprio giovedì!) e brulica di gente. Di fianco alla Rotonda sorge il PALAZZO DELLA RAGIONE un edificio medievale con la facciata dominata dai merli ghibellini. Su uno dei lati della piazza, CASA BONIFORTE DA CONCOREZZO, un mercante stabilitosi a Mantova nel 1455 dopo molti viaggi in oriente. Stile gotico veneziano.



Forse lo sanno in pochi ma Mantova è una città costruita intorno a tre laghi alimentati dal fiume Mincio. Questo la rende una vera città d’acqua al centro della Pianura Padana, con un panorama urbano straordinario, soprattutto se visto dal Ponte di San Giorgio. A luglio o agosto, quando sul Lago Superiore fioriscono migliaia di fiori di loto, ma siamo a gennaio, quindi per ammirare questo fenomeno dovremo tornarci. 


Compatta e incantevole, Mantova sembra quasi emergere dalle acque dei suoi 3 laghi (Superiore, di Mezzo e Inferiore). Della sua luminosa bellezza la città sarà sempre debitrice a Isabella d'Este che ebbe il merito di renderla centro culturale e artistico del suo e d'ogni tempo: arrivarono a Mantova scrittori, pittori, architetti, musicisti: da Ludovico Ariosto a Giulio Romano, da Mantegna a Leonardo...

PATRIMONIO DELL'UMANITA' INSIEME A SABBIONETA (vedi sotto) dal 2008. 
Vedi qui la nostra gita a SABBIONETA
 
Mantova deve il suo nome all'indovina MANTO, figlia di Tiresia; VIRGILIO era di Mantova, fondata dagli ETRUSCHI. Dal 1115 Libero Comune. BONACOLSI poi GONZAGA.  

TEATRO SCIENTIFICO DI BIBIENA:

Proprio dietro alla nostra casetta sorge uno dei gioielli di Mantova che fa coppia con il Teatro di Sabbioneta anch'esso meraviglioso. Il TEATRO di BIBIENA: La facciata è dI Giuseppe Piermarini, a noi noto per essere l'architetto del Teatro alla Scala di Milano. 
Il progetto è del nostro concittadino parmense ANTONIO GALLI BIBIENA (1697-1743), formatosi a Bologna, su commissione del rettore dell'Accademia dei Timidi. Bibiena affrescò anche personalmente gli interni. Il Teatro è di una bellezza che lascia senza fiato:



La scena fissa è formata da una galleria a due ordini di serliane (arco sorretto da coppie di colonne) e il soffitto decorato a finto traforo è incorniciato da finta balaustrata. Nelle nicchie statue a grandezza naturale di Virgilio, Pomponazzo, Baldassarre Castiglioni (autore de Il Cortegiano) e Bertazzolo.


Il 16 grnnaio 1770 vi suonò Wolfgang Amadeus Mozart allora quasi quattordicenne e Leopold Mozart elogiò la bellezza del teatro in una lettera alla moglie del 26 gennaio 1770.




 
BASILICA DI SANT'ANDREA di Leon Battista Alberti


Ma proseguiamo la visita, dietro a Piazza delle Erbe sorge Piazza Mantegna, con l'imponente Arco di Trionfo della



Arco trionfale di stampo romano antico.
Campanile gotico della Chiesa romanica precedente.
Tempio imponente interno, nella cripta Reliquia Terriccio intriso del sangue di Cristo crocifisso! 
2 calici d'oro trafugati ora sostituiti. Longino, il centurione romano che gli trafisse il costato, raccolse ai piedi della Croce. La cripta conserva, con un sofisticato meccanismo a 12 chiavi, le reliquie che vengono tirate fuori solo il venerdì santo.

La cupola è di Filippo Juvarra.

All'interno, la chiesa a navata unica, colpisce per la grandiosità e pe il fatto che riprende il Tema dell'Arco di Trionfo dell'esterno. Molte sono le cappelle laterali, con decorazioni di pregio.



Su disegno di Giulio Romano: il ritrovamento del prezioso sangue di cristo (particolare) e il Martirio di San Sebastiano

Nella prima Cappella a sinistra entrando, la Tomba del Mantegna con due suoi affreschi, il Battesimo di Cristo e la Sacra Famiglia e famiglia del Battista  e la cupola del Correggio. Peccato che era buia e non funzionava la macchinetta a 1 euro per far luce. Occorrerebbe un po' più di attenzione perchè si tratta della cappella più importante di questa chiesa! 







PIAZZA SORDELLO E DUOMO
La piazza più grande ed importante di Mantova è dedicata al poeta trovatore Sordello ma per secoli si è chiamata Piazza San Pietro. Piccolo gioiello di armonia, Piazza Sordello è il luogo dove Mantova è stata fondata e in cui la bellezza della città lombarda trova la sua sintesi migliore.

Il Duomo è la chiesa più importante della città, anche se non bella quanto la vicina Sant’Andrea. All’interno sono seppelliti i più importanti membri della famiglia Gonzaga. Le volte delle due navate laterali sono di Giulio Romano.




Accanto al Duomo c’è la Torre che si trova in fondo alla piazza, mentre da sinistra si susseguono il Palazzo VescovilePalazzo degli Uberti col suggestivo vicolo BonacolsiPalazzo Castiglioni 


e il Palazzo Acerbi con la Torre della Gabbia. Dall’altro lato della piazza si stagliano le suggestive sagome del Palazzo del Capitano e della Magna Domusnucleo originari del Palazzo Ducale.

PALAZZO DUCALE
Una vera Reggia, come Parigi, Caserta, Vienna... risultato della fusione cinquecentesca di più edifici disposti tra il Lago Inferiore e Piazza Sordello. Il nucleo originario sono il Palazzo del Capitano e la Magna Domus edificati dalla famiglia Bonacolsi.
Il palazzo del Capitano che si affaccia su PIAZZA SORDELLO, è l'edificio più antico del palazzo Ducale voluto da GUIDO BONACOLSI sul finire del 1200.
Con l’arrivo dei Gonzaga questi edifici si integrarono con nuove costruzioni, fino a formare la Corte Vecchia

SALA DEL PISANELLO: IV decennio del 1400.



Qui, tra cortili, giardini, stanze, è da non perdere il ciclo di affreschi che il Pisanello dipinse per volere di Gianfrancesco Gonzaga.
Sala del Pisanello, con l'affresco che illustra il Lancelot, romanzo bretone che narra le gesta dei Cavalieri della Tavola Rotonda. 
 
SALA DEGLI ARCIERI
Ancora visibile, per fortuna, la Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità di Rubens.
La scena è ambientata en plein air su un loggiato definito, sui lati, da due file di colonne tortili riccamente istoriate e da una balaustra di prospetto. Al centro del loggiato vi sono a sinistra Vincenzo Gonzaga e dietro di lui suo padre Guglielmo Gonzaga; a destra, in primo piano, c'è la moglie di Vincenzo Eleonora de' Medici e dietro costei la madre dello stesso duca regnante Eleonora d'Austria. Tanto Guglielmo Gonzaga che sua moglie Eleonora d'Asburgo erano già morti al momento di esecuzione del dipinto. L'intero gruppo familiare è inginocchiato in preghiera mentre nel registro alto vi è l'apparizione ultraterrena.

La celebre pala del fiammingo Pieter Paul Rubens "La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità” e l’enorme lunetta con la "Moltiplicazione dei pani e dei pesci" di Domenico Fetti, entrambe collocate nella grandiosa sala degli Arcieri. Le sale degli Arazzi, con i nove preziosi arazzi cinquecenteschi che, realizzati su disegni di Raffaello Sanzio per la Cappella Sistina, illustrano altrettante storie tratte dagli Atti degli Apostoli. Lo studiolo e la Grotta di Isabella d'Este, istoriati con le imprese e i motti cari alla marchesa di Ferrara.




SALA DEL LABITINTO... Forse che sì forse che no!


GALLERIA DEGLI SPECCHI:


SALA DEI FIUMI
Sala dei Fiumi dove, dipinti sulle pareti con sembianze di giganti da GIORGIO ANSELMI, sono rappresentati i fiumi del territorio mantovano.


APPARTAMENTO DEGLI ARAZZI
Eseguiti su cartoni di RAFFAELLO:





CASTELLO DI SAN GIORGIO - CAMERA DEGLI SPOSI
Nel 500 si aggiunge alla Corte Vecchia il Castello di San Giorgio dove si trova la celebre Camera degli Sposi di Mantegna, la più importante opera d’arte di Mantova: è la camera picta o Camera degli Sposi dipinta dal Mantegna dal 1465 (vedi parete) al 1474 (su lapide celebrativa ingresso sala). Grazie ad un’abile divisione degli spazi e all’uso eccezionale della prospettiva, Mantegna riesce a trasformare le pareti in uno spazio in cui entrano in scena i personaggi della Famiglia Gonzaga.


Nella prima parete (“della corte”), sono ritratti tutti i componenti della famiglia Gonzaga: il marchese Ludovico II e la moglie Barbara di Brandeburgo sono circondati dai figli e dai familiari. Ludovico, girato verso il segretario Raimondo dei Lupi, riceve una letteraLudovico apprende che Francesco Sforza, signore di Milano per il quale prestava servizio come comandante dell'esercito, è gravemente ammalato. La piccola Paola porge una mela alla madre. Da notare il cane Rubino e la nana che guarda verso lo spettatore. La seconda scena (detta “dell’incontro”) è la celebrazione della linea dinastica: qui Ludovico II Gonzaga si trova al cospetto del figlio Francesco, nominato cardinale, che tiene per mano il fratello Ludovico che, a sua volta, dà la mano al nipote Sigismondo. Sullo sfondo c’è Roma Una curiosità: sono presenti tre firme di Mantegna. La prima sopra la porta, in una targa tenuta da putti alati, la seconda proprio accanto, sul pilastro, dove l’artista si raffigura come una sorta di fiore. La terza, nelle nuvole a sinistra nella volta. Alla prodigiosa galleria di ritratti si aggiungono i numerosi riferimenti all'antico: anzitutto nei miti di Ercole (lati sud e ovest), Arione (est) e Orfeo (nord) nelle lunette della volta e nei busti dei dodici imperatori sulle vele della stessa.



Gli affreschi sono realizzati sia a fresco sia a secco. Effetto realtà/finzione, sembra di essere in un loggiato. 
NELLA STANZA NON SI PUO' SOSTARE A LUNGO PER NON FAVORIRE L'UMIDITA'

da martedì a domenica: 8.15 – 19.15
Mai lunedì, 1 gennaio, 25 dicembre
15 euro on line (gratis bambini) 

CONSIGLIATISSIMO PER EVITARE CODE!! Per prenotare: Biglietti on line


 Il famoso OCULO, che fa sembrare tutto in bilico:


L'autoritratto nascosto del Mantegna:


Andrea Mantegna spiegato da P. Daverio (ma audio è difettoso...), qui meglio: Daverio a Mantova



CASA DI RIGOLETTO




Scena Finale Rigoletto
Scena Finale Rigoletto 2

A concludere la nostra prima giornata a Mantova, il MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI MANTOVA, una piacevole scoperta (era compreso nel biglietto di Palazzo Ducale. Allestito benissimo e ricchissimo di reperti dal Neolitico al Mesolitico, all'epoca Etrusca per passare dai Celti, Longobardi e poi, ricchissima, la parte della Mantova Romana con architetture, strade, capitelli e oggetti della vita quotidiana. Sito del Museo







Interessante Mostra di Neo archeologia... che non sapevo nemmeno esistesse: realizzazioni moderne di finti reperti archeologici!


 

Fu rappresentata nel 1607 a Mantova l'Orfeo di Monteverdi: nasce l'Opera Lirica! Primo esempio di opera in musica apparso a Mantova, L’Orfeo deve la sua nascita a un’iniziativa del principe ereditario Francesco Gonzaga. La realizzazione di quel progetto teatrale venne affidata all’Accademia degli Invaghiti, un sodalizio fondato a Mantova un cinquantennio prima sotto il patrocinio della dinastia regnante. Era Invaghito (col nome accademico di Ritenuto) il conte Striggio, che provvide a stendere il testo letterario, dato poi da intonare al maestro della musica ducale, Monteverdi. La recita non avvenne nel teatro di corte, ma in una sala non molto grande della residenza gonzaghesca, allestita per l’occasione: alla ‘prima’ del 24 febbraio seguì una replica, il 1º marzo 1607.





Da Mantova al Veneto si stendono chilometri di risaie in cui si coltiva il celebre “Vialone Nano”, che trova la sua espressione più elevata nel “Risotto alla pilota“, condito con salamella di maiale. Non perdete i Tortelli di zucca! Il dolce per eccellenza è la sbrisolona, torta delicata (nel senso che si spappola sulla forchetta) a base di mandorle. Ma anche la Torta delle Rose merita un assaggio. E poi... Cotechino e Salame mantovano

Volevamo pranzare all'Osteria Quattro Tette, ma alle 12.40 c'era già più di mezzora di attesa... e ci hanno mandato via! Non è facile mangiare a Mantova, c'era davvero tantissima gente ovunque. Alla fine abbiamo ripiegato su un panino al Cotechino alla Forneria delle erbe, dove sono velocissimi e vendono tutte le specialità di Mantova... certo, dovete adattarvi a pranzare al freddo perchè non si può stare dentro al locale che è una semplice panetteria anche piuttosto piccola!