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giovedì 27 giugno 2019

LIGNANO (UD): LAGUNA HISTORY e tappa a AQUILEIA


Oggi abbiamo fatto un'esperienza che difficilmente dimenticheremo: una mini crocera sulla rotta dei Patriarchi, lungo l'"autostrada del mare", la LITORANEA VENETA, che percorrevano in epoca romana i commercianti per portare olio, vino, sale e più avanti tessuti preziosi e spezie. Questa via collega praticamente Pavia a Trieste via mare/fiume senza mai toccare terra.


Il nostro battello, Santa Maria (vedi: https://www.battellosantamaria.it/, possibile prenotare e pagare on-line, anche se pare sia io stata la prima a farlo), è salpato da Lignano alle 9.15 e siamo rientrati alle 15.30. Unica sosta a terra: la splendida Basilica di Aquileia con il suo pavimento musivo unico al mondo.

All'andata siamo stati seduti a prua, godendoci l'aria e il sole, che poi ha cominciato a picchiare troppo forte, nonostante cappellini, acqua abbondante (on board riempiono anche le bottiglie e forniscono acqua!) e creme solari protezione 50 (e magliette indossate). Ci siamo spostati in zone d'ombra. Infatti il battello ha un primo piano al chiuso (con bar e toilettes), un piano sopra all'aperto con tendone e la zona prua aperta.


Abbiamo avvistato un faro, tanti gabbiani e cigni, pescatori e altre imbarcazioni, reti da pesca. Una prima parte del viaggio tutta in mare aperto, per poi rientrare in zona lagunare nei pressi di Grado, di cui abbiamo visto da lontano il campanile.


Dopo aver navigato tra i casoni di Grado, diversi da quelli che abbiamo visto a Marano, perchè strutturalmente rifatti e quindi meno "poveri": sono vere e proprie casette in cui vivono persone stabilmente o saltuariamente. Per esempio la pescatrice Caterina, di 77 anni, che vive lì di pesca, galline e verdure dell'orto.


I casoni, ci ha raccontato la guida, nacquero perchè era troppo faticoso per i pescatori ogni giorno recarsi a pesca in queste zone con imbarcazioni mosse manualmente. Meglio trasferirsi sul luogo di lavoro. Ma le imbarcazioni erano troppo leggere per portare mattoni. E così i casoni sono costruiti con materiali leggeri e il caratteristico tetto di canne. Al loro interno, come abbiamo visto a Marano, il minimo indispensabile per la sussistenza.


E spesso i pescatori dovevano affrontare anche terribili malattie come la malaria. E condividere il casone con pantegane! Non erano certo le piccole meravigliose villette di oggi.


All’interno una sola grande stanza con il focolare, mentre la porta è orientata verso Ovest per riparare dei venti che soffiano da est. Per il basso fondale che caratterizza la Laguna, l’imbarcazione tipica per spostarsi tra gli isolotti è la batèla, una caratteristica imbarcazione a fondo piatto, senza chiglia, condotta da un rematore in piedi. Può anche essere dotata di motore, ma non quando nacquero i casoni!


Pier Paolo Pasolini si era innamorato di un casone della Laguna di Grado (detto di Mota Safon), così tanto da girarci alcune scene della Medea (nel 1969). Qui si fermava a leggere o a pensare, avvolto dal silenzio, persistente e penetrante, quasi sacro, interrotto solo dal volo di un gabbiano.


Ogni famiglia del luogo, oltre alla dimora in muratura in città, possedeva un proprio Casone.
Esistono alcune differenze planimetriche e strutturali tra casoni maranesi, gradesi e caorlese. I primi sono privi di finestre e di forma rettangolare, con i lati più corti leggermente arrotondati. Il Casone gradese ha solo il lato posteriore arrotondato. Il Casone caorlese assume una forma pseudoellittica ed è privo di pareti verticali, con il tetto spiovente che arriva quasi fino a terra.

Tra Casoni e natura lagunare, abbiamo navigato lungo il fiume Natissa e siamo approdati ad Aquileia. Sfidando il caldo torrido di oggi (38 gradi) ci siamo incamminati verso la Basilica, incontrando prima l'unico esempio di architettura barocca della città: la Chiesa di Sant'Andrea con i tipici stucchi di gusto del periodo.


L'interno, molto luminoso, è tutto decorato da stucchi e affreschi; in particolare la cupola centrale con le storie di sante. Insomma, un barocco che non t'aspetti, una piacevole piccola sorpresa di benvenuto... fuori stile!


Aquileia fu una delle città più grandi e ricche dell'Impero Romano nel Mediterraneo, sede di un Patriarcato, durato fino al 1751, e centro propulsore del Cristianesimo in tutta l'Europa centrale durante il Medioevo.

Gli scavi archeologici non hanno ancora riportato totalmente alla luce le sue rovine (e infatti c'erano giovani all'opera anche oggi sotto il sole cocente), ma quelle trovate costituiscono una delle testimonianze meglio conservate dell'antica grandiosità romana. Abbiamo ammirato gli scavi della zona del mercato.


Alla figura di Attila sono legate due leggende: una inerente al crollo delle mura di Aquileia ed un sogno premonitore grazie al quale Attila conquistò la città; l'altra sul tesoro sepolto per evitare che fosse depredato. E noi bene ce lo ricordiamo dato che siamo amanti di Verdi: consigliamo Attila in questo caso, in cui Aquileia viene citata.  
BASILICA E CAMPANILE


L'impatto con la Basilica è molto emozionante. Una delle più belle architetture viste fin qui nei nostri viaggi. E' romanica sotto e gotica sopra: basta osservare le finestre e il tipo di pietra utilizzata.


In origine il Battistero aveva pianta quadrata all'esterno, ma era ottagonale all'interno. Una ristruttura di epoca medioevale ha eliminato tre delle quattro grandi nicchie poste sugli angoli. Le sei colonne tronche sono quanto resta di un ambulacro dal quale si elevavano i pilastri che sorreggevano l'antica cupola, crollata nel 1790.
 

BIGLIETTI:
2,50 euro per la sola basilica e la cripta affrescata.
5,00 euro basilica e cripta dei mosaici.
2,50 euro l'audioguida.
Bambini sotto ai 10 anni: gratis.


Sulla storica piazza Capitolo si staglia con l'odierno possente campanile di 73m nato come torre d'avvistamento (il tetto a punta è successivo!). La Basilica è dedicata alla Vergine e ai Santi Ermacora e Fortunato. E' stata ricostruita ben 4 volte nel corso della sua storia che ha origini molto molto antiche. La nostra guida sostiene che non sia da datare IV secolo perchè si tratta di una semplificazione. Certamente ha origini ancora più antiche.


Il Gallo e la Tartaruga è l'unico mosaico che torna due volte e rappresenta la lotta tra il bene e il male. Lo abbiamo ritrovato nella Cripta dei mosaici.


Il pavimento è il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale (ben 760 mq). La Basilica e la città di Aquileia sono Patrimonio dell'UNESCO. Le fondazioni delle colonne sono a vista perchè sopra al pavimento musivo era stato messo un banale pavimento medievale poi fortunatamente asportato nel 1900 e oggi c'è a livello del pavimento medievale un vetro protettivo.


I "tappeti" musivi sono 10, ognuno con il suo significato. Riconosciamo, oltre al gallo e la tartaruga, il pesce, il Pastore con il suo gregge e le storie di Giona, con anche il momento in cui Giona viene inghiottito dal pesce (poi diventato una balena come per Pinocchio). Molto complessa la scena della pesca. I pesci sono coloro che ascoltano il Vangelo, la barca è la chiesa, la rete il Regno dei cieli.



L'elegante soffitto ligneo a carena di nave risale al XV secolo. Tra il pavimento e il soffitto sono racchiusi 1000 anni di vicende storico-artistiche!


All'interno è conservato uno dei più straordinari complessi pavimentali a mosaico policromo esistenti al mondo. Fu portato alla luce negli anni 1909-1912.
Si possono vedere una serie di simboli: il pesce (Cristo) = Pesce - acrostico ICHTYS (ichtys in greco significa “pesce”; ogni lettera è iniziale delle parole Iesus Christòs Theu Yòs Sotér, Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), il gallo (la luce di Dio), la Tartaruga, che etimologicamente significa cratura del Tartaro, quindi legata al male. 


La Tribuna Magna è un'opera scultorea di BERNARDINO DA BISSONE.







http://basilicadiaquileia.it/it/basilica



Il maestoso affresco absidale risale all'anno 1031, quando il patriarca Popone ne decise la realizzazione. Ai lati della mandorla con al centro la Madonna in trono, sono raffigurati i martiri della tradizione aquileiese: a destra Ermacora, Fortunato ed Eufemia (che rappresenta il gruppo delle Quattro Vergini Aquileiesi), a sinistra Marco evangelista, Ilario e Taziano. Nella fascia inferiore si impongono le figure di altri martiri aquileiesi.


LA CRIPTA DEGLI AFFRESCHI


La struttura architettonica di questa cripta risale al IX secolo, mentre il ciclo di affreschi è della seconda metà del XII. Sulla volta, diciannove scene con le Storie di Ermacora raccontano le origini del cristianesimo ad Aquileia. Secondo la tradizione (leggendaria), san Pietro inviò san Marco a evangelizzare Aquileia, capitale della Decima Regione Augustea, la Venetia et Histria.
Nelle quattro lunette sono raffigurate le scene della Passione di Cristo e la Morte di Maria; nei pennacchi, figure di Santi; nella volta centrale, la Madonna in trono col Bambino fra i simboli degli Evangelisti e Cristo in trono fra gli Angeli. Lo stile è ancora bizantino e si fanno risalire alla seconda metà del XII secolo


LA CRIPTA DEGLI SCAVI



La Cripta degli Scavi è una zona archeologica sotterranea (sotto il prato che circonda il Campanile) in cui sono visibili resti archeologici di quattro epoche diverse. Seguendo l’itinerario obbligato, troviamo, a livello della passerella, i tratti di cocciopesto relativi al pavimento dell’Aula Trasversale teodoriana (inizi IV secolo); a livello inferiore sono i mosaici di una Domus (casa unifamiliare) dell’età di Augusto (fine I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.); a livello superiore, tratti del mosaico e fondazioni di colonne della Basilica post-teodoriana nord (metà del IV secolo), distrutta da Attila nel 452. Invece, non sono immediatamente comprensibili i resti dei magazzini del III secolo C., successivi alla Domus, rimasti in funzione forse fino all’intervento di Teodoro. Proseguendo oltre l’antica soglia, si entra nell’Aula Teodoriana Nord, dove si possono ammirare splendidi mosaici raffiguranti svariati animali (soprattutto uccelli, ma anche l’Ippogrifo) in strane posizioni (l’Aragosta sull’albero) o con particolari oggetti (il Capro con il corno e il pastorale) ricchi di significati simbolici alludenti alle verità di fede, alle virtù cristiane, alla vita eterna nel Paradiso. Girando attorno alle fondazioni del Campanile, si possono vedere altri mosaici (l’Ariete, la Lotta tra il Gallo e la Tartaruga, il Coniglio, la Stella di Davide) e i resti della vasca battesimale del secondo Battistero (della post-teodoriana nord).


 Il gallo e la Tartaruga
 Cestino con lumache


 Cestino con funghi



IL PRANZO A BORDO


Durante il viaggio di ritorno abbiamo gustato delle ottime Linguine allo Scoglio, al dente e abbondanti e una fetta di crostata, acqua e caffè. L'esperienza del pranzo a Bordo la aggiungiamo a quella di Amburgo.



PROGRAMMA DEL TOUR "LAGUNA HISTORY"
Ore 09.15
Partenza da Lignano Sabbiadoro (Darsena).
Navigazione lungo il litorale Adriatico per raggiungere l’ingresso in laguna di Porto Buso dove la navigazione continuerà lungo la Litoranea Veneta per poi risalire il Fiume Natissa fino all’antica Aquileia.
Ore 11.15
Arrivo ad Aquileia dove è prevista la visita con una guida autorizzata agli scavi archeologici ed alla Basilica con il suo splendido pavimento musivo.
Ore 13.15
Ritorno a Lignano e Marano, navigando sempre fra i canali della laguna. 
Possibilità di pranzo a bordo a 20 euro (Tutti gli ingredienti della cucina di bordo sono prodotti da piccole e medie aziende de Friuli Venezia Giulia, indirizzate verso un commercio rispettoso della natura e del cliente).
  Ore 15.15
Arrivo a Lignano Sabbiadoro.

Costo: €20,00 barca + guida Aquileia, bambini fino a 6 anni gratis e fino a 12 anni €12,00 barca+guida.

mercoledì 26 giugno 2019

MARANO LAGUNARE (UD): il Borgo



http://visitmaranolagunare.it/





Dopo aver visitato la Laguna, ci siamo fermati al Borgo di Marano, piccolissimo ma molto bello.  Merita una sosta se passate da queste parti.


Marano Lagunare fu sede di un sinodo nel 590 che sancì lo scisma tricapitolino. Assoggettata ad Aquileia passò poi alla Serenissima nel 1543.

La Torre Millenaria.
"Incastrato nello spigolo della torre, vi è ancora un reperto del XVI secolo, un anello residuo di una grossa catena, a cui venivano legati coloro che commettevano reati per esporli alla berlina dei passanti.
Nella parte alta della torre un importante riquadro contiene l’orologio funzionante con un marchingegno settecentesco (1739), che scandisce da allora le ore per gli abitanti, ma che deve essere ricaricato a mano giornalmente, salendo gli odierni 98 gradini per raggiungere la cella che lo ospita. La signora Milocco Angelina, che visse 108 anni, raccontava che l’orologio possedeva un grande quadrante in vetro, visibile dalla laguna, ma che venne colpito da un fulmine e mai più restaurato. Di recente, essendosi guastato l’antico congegno, l’amministrazione locale ha provveduto alla sostituzione e integrazione di moderno e funzionale impianto.
Nella facciata sud della torre, collocati entro le nicchie, ci sono i mezzi busti dei Provveditori appartenenti alle famiglie dei BragadenoGradenigoFoscarini.
Alcune lapidi sono circondate da fregi, che riportano i simboli d’epoca rinascimentale, dai trofei di guerra, dalle armature e dallo stemma della comunità in pietra.
Nella facciata verso levante, si trova in una nicchia il Leone detto in moleca: secondo i Veneti, vista la posizione rannicchiata, rappresenta un ‘granchio’ che durante il cambio del guscio diventa molle, per trasformarsi in moleca ".
( Testo di Maria Teresa Corso)



Palazzo dei Provveditori
L’edificio risale probabilmente al Quattrocento. Aveva una sala provvisoria, cioè un salone per riunioni, e una cappella privata come risulta da una supplica all’arcivescovo di Udine dell’anno 1762, in quanto qualche mese prima un fulmine cadde sull’edificio e ne distrusse l’altare.


Vera da pozzo in pietra d'Istria.
Nelle piazze antistanti la torre, l’una chiamata Vittorio Emanuele II (già piazza Grande), l’altra Piazza Marii, si trovano due vere da pozzo o cisterne per la raccolta dell’acqua in pietra d’Istria. Sono esagonali, risalenti al XVI secolo, e riportano l’una il munifico costruttore Bernardo Contarini, l’altra il Tiepolo.




Queste case colorate rendon il borgo allegro e pittoresco.



Chiesa di San Martino
Da una visita pastorale del 1702 risulta che la prima chiesa di San Martino, sul cui impianto venne costruita l’attuale e omonima chiesa, fosse chiesa parrocchiale. Nel 1753 la chiesa di San Martino risulta restaurata ad opera del pievano Ambrogio Zaccaria e di suo nipote, il cappellano Antonio Zaccaria che concluderà l’opera iniziata dallo zio. Si usava nel 1770, e si usa ancora, celebrare la messa con festività locale il giorno 11 novembre a San Martino, come titolare della chiesa.


Ogni casa ha il suo girdino di vasi in fiore ben curati e posizionati come un'opera d'arte.



Il Monumento ai Caduti del Mare si trova all'ingresso dell'Area pedonale.


E' stato bello passeggiare per il centro di questo borgo caratteristico. Con le sue abitazioni tutte molto curate con fiori e rampicanti, e le sue strette vie. Le tante piazze e i colori degli intonaci della case che contrastano con quelle in pietra. 



La Fortezza
"La cittadina di Marano sorge nel luogo di un’antica fortezza, baluardo dapprima del Patriarcato di Aquileia e poi per molti secoli soggetta a Venezia. Il centro storico ne conserva memoria nel suo impianto urbanistico che, nella struttura portante, è rimasto identico.
Data l’importanza del luogo, di mezzo miglio di circuito (pari a 620 passi circa), con terrapieni e fossa in cui entravano le galee, la fortezza e il suo porto proteggevano la terraferma da incursioni marittime.
Venezia tentò più volte di conquistarla, incendiandola più volte. La parentesi patriarcale fu per la Comunità alquanto movimentata, ma i tempi erano a favore della Repubblica che nel 1420 ottenne dalla Comunità dedizione e alleanza, come tutte le città e porti della costa conquistati, oltre al Friuli."


Meraviglioso il porto di pescatori, con reti e barche tipiche.