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giovedì 23 agosto 2018

BEZZECCA (TN): trincee di Garibaldi e GILLI il Gigante buono


BEZZECCA è una cittadina piccolissima ma ricca di storie da raccontare. Si trova all'inizio della Val di Concei, vicino al Lago di Ledro (TN) a pochi km da Riva del Garda. È famosa per la vittoria Garibaldina il 21 luglio 1866 nella III Guerra d'Indipendenza, con la quale fu bloccata l'avanzata degli Austriaci del Tirolo verso il Lago d'Idro. Si parla infatti della Battaglia di Bezzecca. 


La storia di questo episodio si mescola ai combattimenti in trincea della I Guerra Mondiale, di cui restano i percorsi sotterranei da esplorare (e questo piace tantissimo ai bambini, che sono nati lontani dalle guerre e non associano le trincee alla tragedia). "Durante la Prima Guerra Mondiale, la valle venne di nuovo contesa tra italiani ed austriaci e praticamente tutta la popolazione, soprattutto donne e bambini, furono fatti sfollare in Boemia, dalle parti di Praga. Una situazione che doveva durare pochi mesi e che si protrasse per tre anni. Da questa deportazione, gli italiani rientrarono con una cucina fortemente contaminata (da non mancare l’assaggio degli Gnocchi Boemi!)" (Dal Blog L'escursionismo, a spasso lentamente, Valle di Ledro). 


Abbiamo quindi percorso le trincee perdendoci nelle gallerie ora buie ora illuminate dalla luce che filtra dalle fessure da cui i soldati sparavano e/o controllavano la posizione del nemico.



"Si parte dalla rampa evidenziata da un proiettile di mortaio. La rampa prosegue in leggera salita ma, in alternativa, si può salire lungo la scala a chiocciola metallica sulla destra che s’inerpica in galleria (82 gradini, chiusa in inverno). Da entrambe le vie si arriva facilmente alla Chiesa di Santo Stefano, risalente al 1521 e attualmente Ossario. 


Dal monumento con obice posto quasi di fronte si apre un primo punto di vista. Si prosegue quindi al di là della chiesa. Non esiste un vero e proprio percorso poiché vi sono varie diramazioni delle trincee e dei camminamenti. Nella salita si trovano varie lapidi commemorative, una delle quali risale al 1866, posta a ricordo dei caduti italiani. 



Il sacrario, oltre a custodire le spoglie di 37 caduti della Grande Guerra, conserva i resti di 61 soldati che persero la vita nella battaglia tra austriaci e garibaldini del 21 luglio del 1866.


Quando, nell'ottobre dello stesso anno gli austriaci ritornarono in possesso del territorio, la lapide venne abbattuta e gettata giù dal dirupo. Recuperata segretamente e sotterrata, venne di nuovo issata al suo posto nel 1919. Il punto sommitale del colle è evidenziato da una grossa croce bianca, con due lapidi a ricordo dei caduti italiani e austriaci" 




"Il 21 luglio 1866 Garibaldi ed i suoi uomini ebbero uno scontro vittorioso proprio nei dintorni di Bezzecca. Ma il 9 agosto dello stesso anno il Generale La Marmora spedì un dispaccio a Garibaldi: “Considerazioni politiche esigono imperiosamente la conclusione dell'armistizio, per il quale si richiede che tutte le nostre forze si ritirino dal Tirolo. D'ordine del Re, ella disporrà quindi in modo che per le ore 4 antimeridiane di posdomani, 11 agosto, le truppe da lei dipendenti abbiano ripassato la frontiera del Tirolo". Garibaldi rispose: "Ho ricevuto dispaccio 1072 - Obbedisco". (Dal blog L'escursionismo, a spasso lentamente, Valle di Ledro). E la piazza principale di Bezzecca è Piazza Obbedisco. 




Nella piazza adiacente, Piazza Garibaldi, è allestita ancora per pochi giorni (luglio/agosto 2018) una interessante mostra sulle caricature riguardanti Garibaldi uscite sui giornali satirici del tempo come Don Pirlone, Il Lampione, La grande riunione, La strega, Il Pappagallo, Il Fischietto, Pasquino. 


"CARICATURE ALLA CARICA! Garibaldi nella stampa satirica dell'800", materiale e testi dal fondo archivistico di Paolo Moretti - Bergamo. 

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Ma a Bezzecca troviamo anche un'altra affascinante storia da raccontare: all'interno del Municipio, infatti, è allestita una piccola mostra permanente dedicata al più famoso abitante di Bezzecca di tutti i tempi: Il Gigante Gigli, o Gigli. E la sua storia merita di essere raccontata:

"Quinto figlio di Bartolomeo Gigli e Maria Oradini, contadini benestanti di origine ledrense, Bernardo Gigli nacque a Bezzecca il 1° novembre del 1726. 
Fino ai dieci anni, il giovane condusse una vita apparentemente uguale a quella di tanti altri bambini della sua età, dividendosi tra la scuola, i giochi coi fratelli ed il lavoro nei campi. Col tempo, però, genitori e compaesani cominciarono a notare che c'era, in lui, qualcosa di speciale: stava diventando un gigante! Ma non un gigante brutto, antipatico o cattivo: una sorta di GGG, un gigante talmente grande (parliamo di qualcosa come 2 metri e 60 cm di altezza) e talmente gentile da guadagnarsi il soprannome di Popo (ovvero "il bambino") de Bezeca. 


Amato e benvoluto da tutti, Bernardo avrebbe continuato tranquillamente la sua vita da contadino, se il destino non avesse messo sulla sua strada Giambattista Perghem da Nomi, famoso giramondo da poco rientrato in patria dopo aver percorso le capitali europee come equilibrista che, conosciuto il ragazzo (all'epoca quasi ventenne) e rimasto impressionato dalla sua statura eccezionale, senza perdere tempo chiese ai genitori il permesso di portarlo con sé per impartirgli sei mesi di apprendistato ed avviarlo così alla carriera circense.


Imparati in breve i trucchi del mestiere, prima di lasciare Nomi alla volta di Verona e quindi dell'Europa, Bernardo tornò a Bezzecca per salutare genitori e fratelli, e per l'occasione si esibì nella piazza del paese in alcune straordinarie prove di forza che mandarono in visibilio quanti lo conoscevano; dopodiché si rimise in viaggio e, raggiunto il Carattà (così era soprannominato il Perghem), cominciò la sua tournée in giro per il vecchio continente". (Dal bellissimo Blog di Gloria, Voglioandareavivereinmontagna). 



Girò per tutta Europa, Parigi, Costantinopoli, Madrid, Roma, Vienna, Varsavia, Londra, Francoforte, San Pietroburgo, incantando il pubblico su di una speciale gigante Carrozza. Tra il suo pubblico vi sono nomi celebri come il Re Luigi XV di Francia e Caterina di Russia. C'era chi non ci credeva, come un mercante di Venezia che volle, dietro pagamento di una ingente somma, vederlo senza vestiti... ma era vero! Quando era piccolo, un prelato lo esaminò perché si pensava che un eccessivo sviluppo del corpo comportasse un detrimento dello spirito, ma constatò che egli sapeva leggere, scrivere e far di conto. A Parigi fu studiato dal naturalista francese Georges-Louis Leclerc (Vedi: Wiki), conte di Buffon, che ne fece cenno nella sua "Storia naturale generale e particolare". 



Tornò a casa a 42 anni per problemi di salute. Con i soldi guadagnati nelle sue tournée, per 3000 troni (la Lira Tron o Trono era la Lira emessa dal doge Nicolò Tron nel 1472, che era la prima Lira emessa in Italia ed era d'argento) comprò "una casa di muri murata, legnami fabbricata e coperta a paglia con cortivo ed ortiva aderenti, da muri circondata, posta nella villa di Bezzecca". Sopra la porta fece dipingere un'epigrafe in latino in suo ricordo. Al n. 23 di Via XXI luglio si può vedere un portale in granito ove, nella chiave di volta della lunetta, si legge G.B. 1771. Era il portale di casa sua, qui portato da un suo discendente nel 1911 Come faceva a passare dalle porte? Pare si fosse fatto adattare la casa, che si trovava proprio dove oggi sorge il Municipio, alle proprie dimensioni... porte giganti, giganti sedie, gigante letto... tutto over size. Aveva anche un cuore gigante e fu generoso con i suoi concittadini che per questo lo ricordano e lo celebrano con riconoscenza. Negli ultimi anni di vita perse l’uso delle gambe ma i suoi compaesani costruirono una speciale portantina per riuscire a portarlo in giro per il paese. Come da suo testamento, lo scheletro venne donato ad un chirurgo di Riva del Garda, tale dott. Canella, per scopi scientifici. Il suo cranio ed il suo femore finiscono al Museo Civico di Rovereto dove viene allestita una sala a lui dedicata con passaporti, altri documenti ed una calza di seta enorme appartenuta al Gigante. Purtroppo tutto venne distrutto da una bomba durante la Prima Guerra Mondiale.






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